CREARE È VIVERE DUE VOLTE
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| Nino Migliori, Portatore di Pane, 1956 |
"In una foto di Nino Migliori un ragazzo trasporta il pane su una
trave di legno. Questa immagine mi trasporta indietro, molto indietro nel tempo,
quando c’era ancora la guerra e io ero una bimba. Anche nella mia
casa in Puglia si faceva il pane una volta la settimana e poi lo si
portava al forno. Il profumo delle pagnotte dorate è rimasto nella
mia memoria come i panierini con l’uovo che la nonna faceva per noi
bambini. Impastava i residui di pasta con l’olio, la avvolgeva
intorno a un uovo dandole una forma approssimativa di cestino con il
manico intrecciato e lo ungeva con altro olio per lucidarlo. Quel
pane durava sempre fresco per una settimana, avvolto in tovaglioli
candidi e conservato nella madia. Il candore dei tovaglioli mi riporta a un altro rito della mia
infanzia quando una volta al mese venivano le lavandaie a predisporre
il grande bucato. Lavavano i panni in una grande tinozza poi li
sistemavano in un grande contenitore di terracotta, chiamato appunto
bucato perché aveva un foro alla base. Sui vari strati di panni
veniva messa la cenere del camino e su tutti si rovesciava più volte
acqua bollente. L’acqua passando attraverso i vari strati colava
fino al buco della base, diventata liscivia. I panni venivano poi
rilavati, risciacquati più volte e infine stesi al sole sulle
terrazze. La liscivia veniva poi usata come detersivo per vari usi."
Il mio paese è un bacio fluviale dei boschi
i panni stesi nell'oro di un giorno di vento
è la purezza del pane sulla mensa
Pablo Neruda
"Ricordo con nostalgia il profumo dei panni asciutti che sapevano di
sole, e il sapore del pane. Ancora oggi se devo buttare pezzi di
pane, che purtroppo ammuffisce dopo due giorni, mi sento in colpa e
mi pare di sentire la voce della nonna: il pane è sacro, non si
butta. Allora il pane avanzato lo metto in forno e una volta tostato
lo grattugio per impanare le cotolette o fare le polpette. La quantità di cibo che viene buttato ogni giorno solo nel nostro
paese basterebbe a sfamare una nazione. Un giorno ho assistito a una scena sconcertante fuori da una
panetteria a Milano. Nei sacchi della spazzatura erano depositati
sacchi di pane dei giorni precedenti. Una donna con due bambini al
seguito si è avvicinata e ha cercato di aprire la busta di plastica
ma prima di riuscirci è stata bloccata dal proprietario del negozio
infuriato e urlante. Sono intervenuta, cercando di capire il senso
di tale proibizione e mi è stato spiegato che era severamente
vietato per legge e lui rischiava una multa."
Duecento grammi di foglie di basilico, cinquanta grammi di
prezzemolo, centoventi grammi di foglie di menta, mezza tazza di
briciole di pane raffermo, due spicchi d’aglio, due cucchiai di
olio EVO, cinquanta grammi di parmigiano reggiano, un cucchiaio di
sale. Frullare il tutto insieme a qualche cubetto di ghiaccio per
evitare che le foglie si ossidino e perdano il loro colore brillante.
E’ la rivisitazione del pesto, con il pane raffermo al posto dei
pinoli, che Massimo Bottura usa per condire i fusilli all’Osteria
Francescana di Modena, definito in passato il miglior ristorante del
pianeta. Anche se per alcuni puristi genovesi il pesto alla Bottura
suona come il suono delle unghie sulla lavagna, da un'altra
prospettiva il riciclare può risultare, come frutto della fantasia e
della creatività, simbolo di morte e rinascita.
Il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, diventa simbolo
della natura madre, della cultura, della convivialità, della
creatività. Vorrei sostituire il termine riciclare con ricreare,
come fanno gli artisti della street art che recuperano i più diversi
materiali di scarto dando loro nuova vita. L’artista portoghese
Artur Bordalo II, ad esempio, nei suoi “Decomposed” sbalordisce con le sue figure di animali
realizzate con materiali di recupero, oggetti buttati nella
spazzatura. Egli prende tutto ciò che la società scarta, usa e
getta via, senza alcun rispetto per l’ambiente, per riprodurre ciò
che c’è di più naturale: gli animali.
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| Bordalo II, "Fox" in Fort Smith, Arkansas, USA, 2016 |
Ho conosciuto diversi giovani adolescenti che aldilà degli schemi
tradizionali hanno recuperato la fiducia in se stessi e la gioia di
vivere ridando vita e colore a case in rovina, a vecchi muri senza
storia, a spazi anonimi. L’impegno di recuperare antichi valori
dimenticati o distrutti acquista poi un significato ideologico e
politico nelle opere degli artisti più famosi di questa nuova
espressività artistica dal forte impatto visivo. Aldilà del fatto
che le opere dipinte sui muri non si comprano e non si vendono, vari
artisti rifuggono dai sistemi istituzionali del sistema e inventano
con il loro lavoro un nuovo linguaggio di protesta al fine di
richiamare l’attenzione su alcune emergenze politiche e sociali in
un mondo dominato da indifferenza, menzogna e cinismo. Uno su tutti
il grande Banksy che si interroga sul rapporto tra cultura e natura e
con le sue opere parla di emarginazione, di povertà, di solidarietà
sociale.
Creare è vivere due volte, scriveva Camus. Ricreare è anche
recuperare ciò che avevamo considerato inutile o fastidioso,
superato o sepolto e scoprire che l’ansia, la tensione, le
frustrazioni, gli errori del passato sono stati gli inevitabili
ingredienti della trasformazione fisica e mentale. Quando
l’equilibrio e la fede in se stessi vacillano, attingere al passato
equivale spesso a riscoprire tesori dimenticati ma ancora in grado di
splendere. La vita ci insegna, se sappiamo leggerla, che dalle
esperienze passate si può ripartire per ricostruire un nuovo mondo
non più imbrigliato nelle trappole dell’ignoranza, delle
pseudo-certezze, della sopraffazione, dell’intransigenza,
dell’egoismo, della chiusura in se stessi.
"Pierluigi aveva sessant'anni quando l’ho conosciuto per un
tentato suicidio. La vita non era stata facile per lui. Lavoro perso,
separazione dalla moglie, figlio adolescente in riformatorio per
spaccio di droga. Recuperare la fiducia in se stesso non era facile,
ma aveva fatto il primo passo chiedendo aiuto dopo il fallimento del
tentato suicidio. Ripercorrere le varie fasi della vita, recuperare
un rapporto con la famiglia d’origine, riscoprire valori mai
considerati, ritrovare se stesso ragazzo, adolescente, giovane uomo
pieno di entusiasmo e interessi, rendersi conto di essere in grado di
scegliere strade sempre nuove, convincersi che un fallimento è solo
un intoppo del percorso, superabile, e magari uno stimolo a
combattere, ci ha impegnati solo per un anno di lavoro psicologico.
Pierluigi ora fa il giardiniere insieme al figlio. Ha recuperato la
vecchia passione per la terra di quando era ragazzo e passava le
vacanze in campagna col nonno. Io non lo vedo più ma mi arrivano i
bigliettini d’auguri a Natale e Pasqua."
Nella società contemporanea abitata dall'incertezza e paura per la
sopravvivenza, l’altro diventa il nemico da allontanare, escludere,
cancellare. La chiusura nel piccolo spazio egotico che ha cancellato
la memoria del passato e ha dimenticato le esperienze vissute ha
ridotto la libertà di pensiero e la capacità di scelta. Abbiamo
visto innumerevoli esempi di come si influenza la massa con promesse
di cambiamento e recupero dei valori della giustizia sociale. E’
raro che la massa abbia sete di verità, ciò che trionfa è
l’illusione. La menzogna collettiva diventa verità per ciascuno.
Chi esercita la potenza magica della parola per condizionare e
sedurre non ha bisogno di rendere logiche le proprie argomentazioni,
è consapevole del fatto che ha buon gioco tutto ciò che appare come
soddisfacente il bisogno immediato e indotto, basta ripetere le
stesse parole o le stesse immagini.
La coscienza dell’uomo non è in grado di cogliere oggettivamente
la verità imposta, è necessario che ciascuno la reinterpreti
attraverso l’esperienza del proprio vissuto e scopra che proprio
nella dubbiosa tempesta del continente emozionale c’è in nuce la
forza e l’impulso alla creatività. La vita è un viaggio,
un’avventura in cui il presente è una parte tra il passato ricco
di esperienze e il futuro pieno di progetti, un ponte che collega il
luogo della nostra storia, della memoria, dei nostri affetti, delle
nostre emozioni, al futuro e al cambiamento. Cogliere il mutamento è
un’operazione complessa, riuscire a trasmetterlo è un atto
d’amore. Co-noscere è anche un co-nascere dalle ceneri del passato
verso un domani più responsabile.
Quando poi all'autunno della vita succede inevitabilmente
l’inverno, si ha l’impressione che il tempo scorra molto più
velocemente. Eppure, se mi fermo a riflettere, le giornate possono
diventare più lunghe se ogni minuto acquista un significato. Si apre
un altro periodo, il tempo si va empiendo di se stesso e da esso
sgorgano l’aria, le brezze della terra, il profumo del pane.
Recuperare antiche emozioni dimenticate, il sorriso della nonna, i
racconti intorno al camino d’inverno, le merende col pane fresco e
la marmellata di ciliegie amarene, il calore del sole, il mare... E
l’ansia di non avere più tempo si placa, alla nostalgia pian piano
succede una forza nuova. Ripenso alle battaglie quotidiane che ho
vinto e perso nell'arco della vita, a quando ho goduto per le
conquiste e sofferto per le sconfitte, all'ansia della ricerca e
l’angoscia dell’impotenza e a quanto tutto ciò abbia contribuito
a definire i miei limiti e a costruire i mattoni del mio essere.
Addolora constatare quanto sia difficile per le nuove
generazioni che vivono la vita freneticamente, inseguendo un
progresso che procede troppo velocemente, trovare un equilibrio. Il
conflitto tra il bisogno di rassicurazione e protezione e il
desiderio di libertà e autonomia produce una sorta di ambiguità
nella sfera degli affetti e delle passioni. La fragilità e la
debolezza dell’Io, incapace di controllare le cariche pulsionali,
causa un’eccessiva dipendenza dagli oggetti e la necessità di
controllarli onnipotentemente. I bisogni indotti dalla pubblicità si
sostituiscono ai bisogni autentici. Il concetto di utile e inutile è
stato sostituito da nuovo e vecchio. Si scarta ciò che non risponde
ai dettami della moda, si elimina cosa o chi ne impedisce il possesso
ma innanzitutto si distrugge la capacità di elaborare il pensiero,
unico possedimento sicuro che forma la nostra essenza, il nostro
sentirci a casa o alieni rispetto a noi stessi.
Se vecchio e nuovo si incontrassero, se le esperienze del passato e il
futuro che avanza trovassero un punto di contatto e uno scambio in un
confronto costruttivo nel rispetto dei valori dell’uomo e della
natura, se riuscissimo a trasmettere l’amore e la curiosità per la
conoscenza del bello in tutte le sue modalità espressive e la
connettività di rete servisse ad arricchire il vecchio linguaggio,
rendendo più veloce la comunicazione autentica, se si riconoscesse
il bisogno di amare ed essere amati, si potrebbe dare più senso e
colore alla vita.




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