PIERO MANZONI

TRA MERDA E ORO


E’emozionante e al tempo stesso curioso pensare come, nei giorni appena precedenti l’apertura di questa mostra, nelle sale di Palazzo Reale si siano sfiorate fisicamente le opere di due geni dell’arte contemporanea: Andy Warhol e Piero Manzoni.
Filippo Del Corno
Assessore alla cultura del Comune di Milano

E’ ancora più curioso pensare che alla Oxidation Painting di Warhol, realizzato con la pipì di chi frequentava la sua factory, non sia seguita Fountain di Duchamp, ma le scatolette numero 07, 53, 68, 78 e 86  di Merda d’artista del Manzoni.
Flaminio Gualdoni, curatore della mostra, ha realizzato Breve storia della Merda d’artista, in vendita a 35 Euro congiuntamente ad una fedele riproduzione della famosa scatoletta, prodotta ed inscatolata dalla fondazione Piero Manzoni a 50 anni dalla scomparsa dell’artista.

Una storia, quella della merda manzoniana, davvero interessante, che ha inevitabilmente relegato  in secondo piano le opere di uno degli artisti più geniali, innovatori e controversi del XX secolo.

Piero Manzoni firma una modella trasformandola in Scultura vivente,
durante le riprese per il filmgiornale S.E.D.I., Milano 1961

Del resto fu proprio un’esposizione di due esemplari di Merda d’artista, avvenuta nella prima retrospettiva dedicata a Manzoni nel 1971 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, a renderlo famoso.
Il deputato democristiano e pittore dilettante Guido Bernardi fu autore di un’interrogazione parlamentare rivolta all’allora ministro democristiano Riccardo Misasi per conoscere il suo pensiero riguardo l’iniziativa della signora Palma Bucarelli, raffinata e coraggiosa direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, di esporre “alla commossa attenzione del pubblico italiano barattoli etichettati Merda d’artista del signor Piero Manzoni nella mostra del suddetto artista organizzata presso la stessa Galleria d’Arte Moderna dal 6 Febbraio al 7 Marzo 1971”.
La Bucarelli, già rea di aver realizzato una mostra nel 1959 di Alberto Burri, artista troppo estraneo all’arte tradizionale, che già le era costata un’altra interrogazione parlamentare, viene addirittura indagata dalla magistratura penale per aver sperperato i soldi dei cittadini.
Il pubblico ministero non ravviserà reato, puntualizzando però che “La M. d’artista non ha alcun punto in comune con l’arte in nessuna delle sue definizioni concettuali.
La storia insegna quanto spesso l’arte sia stata oggetto di controversie.
Basti pensare a Daniele da Volterra, invitato dalla Curia a coprire le “vergogne” del Giudizio Universale di Michelangelo e di ridipingere l’indecente figura di San Biagio impudicamente accovacciato su Santa Caterina d’Alessandria, o al processo contro Paolo Caliari il Veronese, che dipinse immagini poco attinenti alla scena sacra nel suo Cenacolo, ribattezzato successivamente La cena in casa Levi per ottenere giusta assoluzione, o ancora alle grandi campagne iconoclaste nate in seguito alle critiche sulle immagini sante di Erasmo da Rotterdam nel suo  Elogio della Follia.

San Biagio e Santa Caterina

Resta il fatto che la mostra di Piero Manzoni a Palazzo Reale sia la più importante mai realizzata in città dalla sua morte, con oltre 130 opere che rendono conto della parabola artistica di un uomo, morto a Milano nemmeno trentenne nel 1963, che è lecito considerare un precursore dell’arte concettuale installativa.
Manzoni viene raccontato dalla pittura formale degli inizi alla concezione degli Achromes, vicini al movimento spaziale di Fontana, dalle Linee (tra cui quella di 7200 metri) alle Impronte, tra le quali spicca quella del pollice, oggetto della famosa performance del 21 luglio 1960 alla Galleria Azimut di Milano, dove alcune uova sode con l’impronta del pollice vengono mangiate sul posto dai visitatori nella “Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte”.

Achrome, 1959 circa
tela grinzata e caolino, 69x99 cm
Milano, Collezione privata

Linea m 7200, 1960
inchiostro su carta, cilindro di zinco ricoperto da fogli di piombo; 96x66 cm 
Heart, Herning Museum of Contemporary Art

Uovo scultura n.21, 1960
uovo in scatola di legno, 5,7x8,2x6,7 cm
Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery

Presenti anche Corpo d’aria, che affrontando il tema dell’identità nega la scultura tanto quanto gli Achromes negavano la pittura; Fiato d’Artista, nella quale la fisicità stessa dell’artista, trasferendosi nell’opera ne accresce il valore artistico; Base Magica, struttura in legno a tronco di piramide che simula un piedistallo in cui due sagome indicano la posizione che identificherà in scultura vivente chi salga sulla base.

Corpo d’aria n. 06, 1959-1960
scatola in legno, contenente palloncino in gomma, tubo per gonfiare e piedistallo, 12,4x42,7x4,8 cm

Base magica - Scultura vivente, 1961
legno, 60x79,5x79,5 cm
Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery 

Sono esposti in fila cinque degli originali novanta barattoli di Merda d’artista, reliquie da collezione che conservano intatto l’effetto provocatorio del pensiero radicale di cui sono frutto.
Per assurdo sono proprio le dissertazioni sul valore dell’opera a crearne un valore, ma Manzoni pur   morendo prima di assaporare la consacrazione della sua opera più controversa, lo sapeva benissimo.
Infatti, sebbene da casi documentati emerga che il Manzoni non mostri un grande interesse verso i prezzi delle sue opere, nel caso di Merda d’artista è diverso, e la quotazione ha un grande significato simbolico.

Merda d'Artista n.86, 1961
scatoletta di latta, carta stampata, h 4,8; d 6 cm
Collezione privata

In un periodo in cui grandi economisti dibattevano sull’insostenibilità della parità aurea fissa col dollaro, con conseguente nascita del London Gold Pool, un gruppo formato da otto Central Banks americane e sette paesi Europei incaricate di studiare come mantenere stabile il prezzo dell’oro ai 35 dollari l’oncia, Piero Manzoni constatava il dissolversi dell’idea del valore e fissava una parità aurea alla Merda d’artista.  
E’ del 23 Agosto 1962 il seguente attestato autografo: “Dichiaro che Alberto Lùcia mi ha oggi comperato g 30 di merda per 30 g d’oro (18 carati)”. Probabilmente quel preciso momento indicò il completamento della performance artistica e mentre il London Gold Pool fallirà nell’impresa, l’opera del Manzoni supererà le più rosee aspettative, arrivando a quotazioni record e ad un valore assicurato, in caso di prestito ad una mostra, superiore ai duecentomila Euro.
In questi giorni il Wall Street Journal ha reso noto di una seconda causa giudiziaria intentata contro le cinque banche americane coinvolte nella definizione del benchmark, in merito a reazioni insolite del mercato dell’oro in corrispondenza del fixing pomeridiano.
L’opera del Manzoni, per quanto possa fare ancora discutere od irritare, racchiude in una piccola scatoletta il valore autentico di un pensiero e l’ironia della vita.

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