LA NOIA

I nostri giorni sono completamente impregnati di Economia.
Lei è radicata nella nostra idea di amore.
Dà da mangiare ai bambini.
Lei pulisce le tombe dei cimiteri.
Apre ogni mattina le serrande delle caffetterie.
L’economia punta la sveglia di notte.
Lei stessa, prendendoti per mano, ti insegna quali città vorrai visitare.
La puoi incontrare passeggiando per Zurigo, per Valparaìso, per Beirut.
Lei ha contribuito ad abbattere il muro di Berlino, a bombardare Gaza, a illuminare il Maracanà durante i Mondiali.
Lei vagabonda per Ciudad Juàrez in cerca di donne sole, e tutte le notti dorme abbracciata a Jeff Koons.
La troverai nascosta in una conversazione tra due bambini.
La troverai travestita da sushi, travestita da chiromante, travestita da preservativo.
E in tutte queste occasioni, Lei ti convincerà di tutto, perché è l’unica capace di ordinare il mondo.
Perché Lei è infinitamente erotica.
E alla fine, quando scende la notte, tutti torniamo a casa camminando al suo fianco, Lei ci abbraccia e cominciamo a baciarci.
E noi ci lasciamo baciare.
L’unica cosa che l’Economia non ha ancora potuto comprare, l’unica cosa che non ha ancora persuaso e sedotto, è la Noia.
La Noia, in un certo senso, è anti-economica.
Le feste, le città e le persone sono tutte obbligate a non essere noiose.
Perché la Noia puzza di fallimento.
E io credo che la Vita abbia in sé molta Noia, e che nella Noia ci sia qualcosa di profondamente vero.
La Noia non ha neon, né costumi, non ha una colonna sonora.
E penso che la Noia nasconda ancora in sé particelle del vero, e già estinto, naturale ritmo umano.
Camminare e nulla più.
Guardare e nulla più.
Essere e nulla più.
Il giorno in cui abbiamo deciso di separarci dalla Natura, è stato il giorno in cui si è confusa la Noia
con la perdita di tempo.
Perché da questa presunta perdita di tempo nasce l’unica cosa che ci differenzia dagli animali: la riflessione.
L’umanità è avanzata perché qualcuno, a suo tempo, si è fermato a riflettere.
E noi, a causa di una sovra-stimolazione costante, pensiamo che qualsiasi assenza di stimolo sia una perdita di tempo.
Per questo, per favore, esigo tempo per annoiarmi.
Non mi intrattenete, non voglio vedere nulla, non voglio andare da nessuna parte.
Voglio che mi trattiate come le pecore, lasciatemi pascolare, bevete il mio latte, toccatemi le tette di tanto in tanto, e, alla fine, uccidetemi, mangiatemi e cagatemi, perché è l’unica cosa che sappiamo fare bene.
(estratto da Guerrilla)


Ego Distonico, Infinito, Pittura Digitale, 2017

Una lezione di Tai Chi, una conferenza, una serata di musica elettronica.
Mentre il giorno passa, la mente si interroga sul futuro delle nuove generazioni.
Cosa sta succedendo in Europa, in America, in Corea del Nord?
Siamo in pace, ma è davvero questa la pace?
Paura per il futuro, incertezza. E poi la ricerca di un’identità, il desiderio d’indipendenza, la diffidenza verso il prossimo, la politica corrotta, le caste, le lobbies, il lavoro, le banche.
Tensioni continue che cercano valvole di sfogo e non trovando sbocchi, generano la Guerrilla che esplode nella nostra mente.
Quando ho letto questo monologo di Pablo Gisbert del collettivo spagnolo El Conde de Torrefiel ho ripensato a La Grande Bellezza di Sorrentino e a La Noia di Moravia.
La noia di Jep, la noia di Dino.
Noia necessaria per fermarsi, per comprendere che la Noia non è perdita di tempo, ma un sentimento fastidioso come una zanzara che vola nell’oscurità mentre si cerca di prendere sonno, quella zanzara che ti costringe a pensare se sia meglio alzarsi per ucciderla, oppure coprirsi con un lenzuolo e sperare nel futuro.
Ma cosa sia la Noia e darle una corretta definizione è quanto mai difficile.
“La noia è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per sé, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina”.
Così, in data 30 settembre 1821, nel secondo volume dello Zibaldone a pagina 656, Giacomo Leopardi spiegava la Noia.
Eppure era una definizione che lo stesso Leopardi avrebbe successivamente riveduto:
“La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno da poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d’insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali.”
(Pensieri, LXVIII, 1831-1835).
La Noia in fondo è il dolce naufragare del pensiero nel mare dell’Infinito.

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