TWIN PEAKS, CHI HA UCCISO LAURA PALMER.


Federico, un amico regista, sul suo nuovo progetto mi aveva scritto: “La mia intenzione è un’ora e mezza come fosse un secondo e mezzo”.
Non avevo capito se intendesse riferirsi al titolo del film o alla libertà concessa all'espressione di un pensiero, ma la questione del tempo è interessante.
Qualcuno ricorderà "Lola Corre" di Tykwer, il regista di Profumo, tratto dal capolavoro di Süskind, o meglio ancora quel "Ricomincio da Capo", dove Bill Murray rimane intrappolato in un loop temporale. 
Quel giorno della marmotta che Bill Murray ripete in continuazione, io lo conosco bene.
Lo vivo quotidianamente, seguendo l’inesorabile decorso della malattia di mio padre.
L’Alzheimer è così: quel giorno per me sempre uguale, per mio padre è sempre diverso.
Triste, si può pensare. Ma non è così, credetemi.
Quando il tempo si ferma, lo spazio non è più lo stesso.
Ricordo una mattina di marzo.
Mio padre guardava in cielo e mi disse che una volta era passato tra due nuvole verso l’orizzonte.
Gli avevo sorriso. 
Quando il mio tempo si ferma, il mio spazio non è più lo stesso: dilatandosi concede spazio alla fantasia, ai sentimenti, alla riflessione.
L’attore perde la maschera nella recita della vita e diventa spettatore: allora, e solo allora, può comprendere.
La teoria di Einstein sulla relatività permette un viaggio temporale solo a corpi che si spostano alla velocità della luce nel vuoto, oppure immersi in campi gravitazionali dove l’orizzonte degli eventi ferma il tempo.
In altre parole, il tempo è influenzato dalla gravità.
Giocando con le parole, la gravità della malattia sembra confermarlo.
Una stupida battuta o una verità assoluta?
Il viaggio della fantasia è come il viaggio della memoria: può andare dove vuole, ignorando le regole del tempo.
Ci si accorge così che le scelte del passato, relazionate al futuro conosciuto, hanno perso consapevolezza.

"Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri"
"Somigliano a noi" rispose.
(Platone, Repubblica, libro VII)

La mia è una depressione affettiva, con piena consapevolezza del mio stato.
Lo vedevo vagare dalla camera da letto al soggiorno, ripetutamente, in cerca di una chiave.
Sembrava un leone che camminava stanco all'interno della sua gabbia.
Non mi sono alzato dal divano e ho socchiuso gli occhi.

Frammentazione dello sguardo

Assisto alla mia vita come a uno spettacolo deplorevole offerto da un’altra persona che non sono io mentre guardo la sua pazzia, sorella povera della sua poesia, diventare un mio rifugio.
Un sintomo emblematico di uno stato di sofferenza, di disagio, di dolore, tali da rendere insostenibile qualsiasi altra prova. Un’ultima difesa nei confronti di chi si arroga il potere di interdire, di giudicare, di fare uso di una possibile verità.
Il mio equilibrio è nel mondo interiore, un carrettino cigolante per portare a spasso fantasie con un sorriso.
Insofferenza di chi ha scelto di prendersi cura di chi soffre?
No. Simpatia, empatia, antipatia, apatia sono solo esperienze diverse di pathos e un confronto tra spazi mentali diversi.
In questa realistica finzione della vita, l’attore/figlio ha preparato la scena: siamo in un mondo in cui la voce diviene respiro, pneuma, anima, soffio di un dio che dà vita alla materia inerte.
Nel mito della caverna Platone immagina i prigionieri venir fuori dalla grotta (interiorità) portandosi dietro le loro ombre e le loro immagini che diventano fantasie quando si proiettano sullo specchio dell’acqua.
E l’acqua che scorre è il modello di schermo per eccellenza, dove la vita e la morte giocando a rimpiattino tra realtà e finzione fanno confusione tra vittima e aggressore.
Finzione e realtà. Con-fusione.
Guardate.
La sinistra diventa destra e viceversa. La cantante della Disney si contorce come una pornostar.
L’uomo dei pacchi è un pacco, il profugo è un invasore, il vicino di casa un invasato bombarolo.
Sono i dati del problema delle regole della Balena Blu.

"Portategli il discorso su argomenti,
che richiedano acume e sottigliezza,
vi saprà sciogliere il nodo gordiano
di tutto, come la sua giarrettiera"
(William Shakespeare, Enrico V, Atto primo, scena prima. 45-47)

Ciò che distingue il genio dalla mente ordinaria è la doppia riflessione: "Quando il pensiero ha trovato la sua espressione corretta, che è raggiunta da una prima riflessione, allora avviene una seconda riflessione, che riguarda il rapporto tra la comunicazione ed il suo autore." (Kierkegaard, Briciole Filosofiche) 
In natura si potrebbe rappresentare come la luce bianca riflessa da un diamante di massima purezza e brillantezza.
La doppia riflessione eleva la facoltà di vedere entrambi i lati di ogni cosa.
Totus in antithesi: luce ed ombra, vita e morte, uomo e donna, freddo e caldo, giusto e ingiusto, essere e non-essere, oggettivo e soggettivo, conscio e inconscio.
Finzione e realtà convivono, dovete prenderne atto.
Un glitch premonitore, una quasi impercettibile interruzione inserita a sorpresa nel girato.
Se fate attenzione ve ne accorgerete: è presente sia nella serie televisiva che nella vita.
Non è importante sapere chi ha ucciso Laura Palmer.
Fondamentale è comprendere l’ubiquità dell’antinomia.
Twin Peaks sono due cime gemelle da raggiungere contemporaneamente, annodando i fili di Cloto (passato), Lachesi (presente) e Atropo (futuro) prima che l’ultima Moira sciolga il nodo gordiano. 
Preferisco Shakespeare a David Lynch. Lui si scusa con gli spettatori. Sa che è impossibile rendere veritiera la rappresentazione ed esorta a muovere la fantasia per ricostruire con la mente ciò che non è possibile portare in scena.

Lacrima cristallizzata per saturazione dello sguardo con sfondo di sguardi su altri satelliti.

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