PASQUA A MILANO, TANTI ANNI FA
scritto nel 1130 da un “custos” della Chiesa metropolitana milanese.
“Nel giorno di Pasqua, dopo mattutino, e cantata l'ora sesta, il sacerdote canta la messa nella basilica di Santa Maria. Cantato il Vangelo, l'Arcivescovo, pontificalmente vestito, coi preti cardinali e il primo dei lettori che in piviale porta le tavole d'avorio nelle quali sono scolpiti i misteri della vita di Cristo e la colurna, coi quattro maestri delle scuole e i custodi che portano la croce d'oro e il testo dei Vangeli, col primicerio[1] maggiore in pianeta, col Maestro dei vecchioni in piviale, coi flagelli e con la sferza: tutti precedono l'arca che portano dodici frati dell'ordine centenario, vestiti di camice e di stola. Vicino all'arca il primicerio dei preti spande l'incenso e dopo di essa i lettori portano due croci. Giunta la processione alla basilica di Santa Tecla, l'Arcivescovo e tutto il clero, a capo chino, riverentemente passano sotto l'arca".
Prima
di entrare nella basilica, l'Arcivescovo batteva tre volte le porte con la
croce, cantando salmi.
Questa
descrizione spiega come avveniva il trasferimento
del Clero milanese dalla basilica di Santa Maria (detta anche Jemalis perché
era utilizzata durante l'inverno), alla basilica di Santa Tecla, di fronte,
sempre in Piazza del Duomo, detta anche Aestivalis.
Il ritorno a Santa Maria
avveniva poi il 1 ottobre.
Sopra
Santa Maria è stato poi costruito il Duomo.
L'odierna piazza era completamente diversa sino alla costruzione del Duomo.
Le
strutture dei preesistenti edifici religiosi si possono, in larga parte, vedere
tuttora.
Santa Maria era più piccola, a tre navate e la sua costruzione,
secondo molti studiosi, risale all'836. Altri, invece, la vogliono far
coincidere con la Basilica Vetus di cui ci parla anche Sant’Ambrogio e quindi
molto più tarda.
Vicino,
alla sinistra dell'abside, vi era il Battistero di Santo Stefano che molti
considerano il Battistero di un'altra chiesa, appunto la chiesa di Santo Stefano, di cui
ci parlano vari documenti.
Di
fronte a Santa Maria vi era la basilica di Santa Tecla che sembra sorgesse sul
luogo del tempio di Minerva.
Santa Tecla era una chiesa molto grande, a cinque
navate, capace di contenere oltre settemila persone. Fu costruita ai tempi del
Vescovo Eugenio, tra il 344 e il 355.
In una lettera ai vercellesi, Sant’Ambrogio
la definisce "basilica nova, intermurana, quae major est".
La
presenza di due chiese cattedrali, usate in stagioni diverse, non deve stupire
più di tanto in quanto abbiamo esempi simili non solo in Lombardia ma anche in
Istria, Dalmazia e nella stessa Bisanzio.
Tra
le due chiese si trovava il Battistero di San Giovanni, attestato sin dal IV
secolo e collegato a Santa Tecla da un passaggio coperto.
Il Battistero di San Giovanni
è un ottagono perfettamente definito. All'interno,
ogni lato era caratterizzato da una nicchia semicircolare alternata ad una
rettangolare. Le
rettangolari, al fondo, presentavano, ciascuna, una porta che segnava i punti
cardinali; l'edificio era posizionato a sud dell'abside della vecchia
cattedrale. Al centro era sistemata la grande vasca ottagonale. La Resurrezione
e la Rigenerazione erano i significati iconografici rappresentati dal numero
"otto".
L'origine
dei battisteri ottagonali a nicchia risale ai Mausolei tardo antichi.
Il fondo
della vasca era ricoperto da lastre di marmo; il piano di calpestio è posto
mediamente a metri 2,80 sotto l'attuale piano del sagrato della Piazza del
Duomo.
Un canale di adduzione dell'acqua si estendeva intorno alla vasca; vi
erano quattro bocche di adduzione che Mirabella Roberti riconobbe come
espressione simbolica dei quattro fiumi del Paradiso.
L'accesso alla vasca
avveniva dal lato di oriente così che il battezzando si immergeva rivolto ad
occidente e ne usciva poi guardando la luce dell'oriente che filtrava
attraverso l'edificio, simboleggiando così il passaggio dallo stato di peccato
a quello di redenzione.
Secondo la tradizione, nella notte di Pasqua del 387,
qui Sant’Ambrogio avrebbe battezzato Sant’Agostino.
Il
Battistero di San Giovanni fu distrutto nel 1455 mentre Santa Tecla in buona
parte nel 1462 e totalmente nel 1548.
[1] Primicerio:
Capo del clero Decumano.
Eletto dall’Arcivescovo, aveva speciali poteri in
materia di Penitenza, come il Vescovo.
Il clero Decumano, di antichissima tradizione, era un
ordine inferiore a quello vescovile o cardinale e nelle basiliche maggiori poteva
celebrare solo messe non solenni, amministrare i Sacramenti e svolgere altre funzioni
paraliturgiche minori.




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