SANREMO 2017. Decadentismo e biodiversità
Lo ammetto, sono
prevenuto.
Avevo sempre considerato
il Festival di Sanremo un’assurdità, un brutto esempio canoro di biodiversità,
una strampalata coesistenza di diverse specie animali e vegetali che si reggono
in equilibrio solo fino al responso della giuria.
Poi la relazione
con una ragazza conosciuta a scuola guida (che ignoravo fosse stata tra i “big”
di Sanremo) mi spinse a guardare le edizioni successive.
Così nel 1982 vidi
Zucchero cantare dopo Claudio Villa e nel 1983 Frate Cionfoli prima di Vasco.
Nel 1984 vinsero
Albano e Romina con Toto Cutugno al secondo posto, Christian al terzo e Pupo al
quarto. Solamente nona Iva Zanicchi, ma era comunque troppo! All’epoca ascoltavo
Weather Report, The Manhattan Transfer, Matt Bianco, Soft Cell, Alison Moyet,
Eurythmics, Depeche Mode, Billy Idol, apprezzavo Queen, Madonna, Springsteen, ma
c’erano anche Duran Duran, Wham e Phil Collins.
Quel 1984 lo
considerai come la premonizione di Orwell: Sanremo era un disagio che sfiorava
il ribrezzo, con i medesimi inquietanti segnali di stordimento che avrei poi
riscontrato nella prima stagione del Grande Fratello, l'unica che ho visto.
Decisi che con
Sanremo avrei chiuso per sempre, ma sbagliavo.
La mia
inesperienza aveva precluso altre chiavi di lettura.
Il Festival non doveva
essere giudicato per le performance canore, ma apprezzato quale strumento analitico
di fenomenologia sociale e marketing. Attraverso Sanremo si possono analizzare
tutti gli strati sociali, interpretare intenzioni per comprendere le successive
azioni, valutare la rilevanza dei diversi social media, carpire tendenze.
Tutto
questo è fondamentale per chi deve creare nuovi bisogni.
Il palcoscenico
dell’Ariston non si limita ad un modesto spaccato dello stato della musica italiana,
ma restituisce lo stato dell’arte della moda, della tecnologia televisiva, del
livello culturale, del processo cognitivo del progresso, consentendo anche una superficiale
valutazione popolare del capitalismo moderno.
Sanremo è un
grande sondaggio a cui il popolo italiano si sottopone volentieri.
Questo è il
motivo che induce la macchina pubblicitaria a produrre il massimo sforzo e
Maria De Filippi a presentare senza chiedere compenso (questo non significa
gratuitamente) con il beneplacito dell’editore concorrente.
È ben nota a
tutti la crisi del mercato discografico.
Se non sei una superstar occorrono
serate, partecipazioni televisive, sponsor. Sanremo promuove, più delle vendite
musicali, le future serate degli artisti ed è soprattutto una vetrina di
investimento per il mercato di consumo.
Quindi canti pure
l’artista, ma faccia vedere e vendere il prodotto.
Questa necessità plasma provetti cantanti in forme artistiche atipiche, che rendono complessa
l’individuazione del valore dell’autore, ma rendono immediatamente
riconoscibile il valore del prodotto indotto.
Il più fulgido
esempio è nel mercato della moda, visibile a tutti sul palco dell’Ariston.
Conduttori,
cantanti e ospiti sono tutti testimonial di case di moda prestigiose od
emergenti.
Di seguito l’elenco:
Alberta
Ferretti/Diletta Leotta-Annabelle Belmondo
Alcoolique/Valeria
Farinacci
Antonio
Grimaldi/Fiorella Mannoia
Antonio
Marras/Bianca Atzei
Armani/Cortellesi-Bova-Totti
Armani
Privé/Sveva Alviti
Boglioli/Paola
Turci
Armani Emporio/Ricky
Martin-Michele Bravi-Elodie
Etro/Elodie
Ferragamo/Conti
Francesco
Scognamiglio/Rocio Munoz Morales-Giorgia
Genny/Virginia
Raffaele
Givenchy/De
Filippi
H&M/Marianne
Mirage
Hugo Boss/Ermal
Meta
John
Varvatos/Ermal Meta
La Perla/Paola
Turci
Lorenzo
Serafini/Carmen Consoli
Marcelo
Burlon/Clementino
Mario
Dice/Valentina Diouf-Nesli-Alice Paba
Melampo/Chiara
Messagerie/Ermal
Meta
Philipp
Plein/Giusy Ferreri
Saint
Laurent/Ermal Meta
Stella
McCartney/Paola Turci
Valentino/Mika
Versace Atelier/Marica
Pellegrinelli
Vivetta/Lodovica Comello
Wunderkind/Elodie
In tanta
abbondanza, si affermano nuove attività come il fashion blogger o il personal
shopper.
“Per il matrimonio classico, guarda la sfilata Armani con il Totti.
Ma se vuoi un tocco di brio in più, ti consiglio il Ferragamo del Conti-quarta serata. Alla tua ragazza compra il Givenchy Haute Couture nero della Maria, che
può riutilizzare anche per serate eleganti. Se tua figlia deve ancora dire Sì
all’Uomo del Monte, dalle il cappello di Al Bano. Prima alla Scala? Alberta
Ferretti con Annabelle Belmondo. Prima alla Scala con sveltina sul palco?
Sempre Alberta Ferretti ma con il vestito di Diletta Leotta. Per svaccarti sul
divano, sono comodi i maglioncini United Colors of Gabbani. In discoteca perfetto
il Marcelo Burlon di Clementino, ma se devi tornare all’ortomercato meglio il
Clementino della serata ripescaggi. A Disneyland portati un vestito a caso della
Comello e Antonella Clerici. Per carnevale perfetta la scimmia Dolce di
Gabbani, il completo Luca Sardella-Pirata dei Caraibi di Tommaso Pini, il look
“Edward Mani di Forbice” di Ermal Meta. Qualche perplessità sul completo di
reminiscenza subsonica di Samuel e sullo stile Hipster di Masini. No comment sul
look anni ‘80 di Zarrillo, Ron e Fabrizio Moro. Da dimenticare il look di Maldestro
(nome onem), di Alessio senzacalze Bernabei, il dopolavoro ferroviario di Lele, il completo mimetico per dichiarazioni di guerra eleganti di Raige e del
bomber trasù di ciuc dello stesso Raige. Per quanto riguarda gli accessori,
belle le bretelle di Masini e il reggiseno della Turci, mentre se vuoi visitare
i parchi nazionali canadesi non puoi farti mancare le scarpe di Keanu Reeves.”
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| Carlo Conti Ferragamo |
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| Maria De Filippi Givenchy Haute Couture e Canottiera Bianca |
Anelli, anellini
a mezzo dito, bracciali, colliers, collane, chokers, orecchini. E ancora
scarpe, sandali, pumps, anfibi, più altri accessori, giustificano anche la
presenza di ospiti inutili.
Il risultato è vedere il Festival di un tempo
trasformato nella versione italiana del Super Bowl americano, un Amazon
televisivo che rende necessario e imprescindibile mescolare nella stessa Categoria Big dinosauri della canzonetta italiana con giovani YouTuber, perfetti sconosciuti
di estrazione social con rapper che non vogliono più fare i rapper.
Da un punto di
vista psicologico, la sostituzione della valletta gnocca e scema con la pro/conduttrice
esperta garantisce maggior serenità all’acquirente. È come invitare a fare
shopping al posto dell’amante ingorda la mamma, a volte rilassante e a volte
soporifera, monocorde e senza eccessi.
La mamma può mangiarsi caramelle,
sedersi sui gradini, farsi limonare dal cantante con la scimmia (non il
Gabbani, l’altro), indossare canottiere bianche sotto abiti neri e trasparenti
di alta moda o improbabili collane geometriche. Non farà mai danni al programma
dei figli telespettatori, a loro agio sul divano di casa e contenuti come può
essere un piede in una calda e comoda pantofola tirolese.
Al presentatore
basterà rappresentare il buon padre di famiglia, posato e rassicurante.
Carlo Conti
ha barato una sola volta, dichiarando un’altezza che neanche coi tacchi a spillo
raggiungerà mai, ha riso scompostamente (e senza motivo) per qualche battuta acida
di un Crozza in fase calante e per qualche demenziale storia tesa di Rocco Tanica.
Ha anche rischiato la caduta ignorante sulle Foibe, ma non è mai stato fuori
posto. In veste di direttore creativo gli si possono contestare gli spot “Tutti
guardano Sanremo”, (in particolare l’inno all’aborto coi feti canterini e la
famiglia aliena/alienata) e alcuni ospiti, come il trio romano
Brignano/Cirilli/Insinna, imbarazzanti quanto un pacco vuoto di Affari Tuoi.
Però ha organizzato un programma fluido, un impianto scenico interessante, un
impianto luci di spessore (particolarmente riuscito nel ricordo-Tenco di
Tiziano Ferro) ed è riuscito a portare a Sanremo una delle migliori interpreti
della musica internazionale, LP/Laura Pergolizzi.
Dopo tutto
questo, non sembrerebbe aver visto un programma veramente di merda. Ma allora perché
permane questa sensazione di decadenza? Ah, la musica! Armonia e melodia,
tonalità e polifonia, ritmo e silenzio. Poesia, canto e parole. La vera musica,
come qualsiasi altra arte, ha sempre bisogno di mecenati, ma non può essere
generata industrialmente. La trasformazione dell’arte in prodotto può
funzionare solo in una fase successiva. La creazione del bisogno è un errore
che sta espandendosi ovunque, purtroppo anche nell’industria discografica.
Questi esperimenti, sviluppando la creazione di immagini che emettono suoni e
non più musica allo stato puro, conducono a un’importante proliferazione di aborti
musicali. Il telespettatore, bombardato da suggerimenti e suggestioni anziché
erudito da un’educazione musicale, sarà sempre più disorientato. Senza contare
che la competizione canora di Sanremo, per dirla alla Fantozzi, è una cagata
pazzesca. Vedere competere nella stessa gara canora Al Bano e Clementino è come
(a ben altri livelli) scegliere tra Beethoven e i Beatles.
Ciò nonostante
qualcosa può sempre emergere, come le doti compositive di Ermal Meta, la
simpatia di Gabbani, il testo della Mannoia, il rimpianto dei Subsonica e, come
dicono i fashion bloggers, gli smoking da donna.
Un ringraziamento particolare al Gruppo d'ascolto Sanremo, che ha reso più divertente la visione di tutte le serate.
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| Sanremo's Hipsters |
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| Ermal Meta's look |
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| Pirate of the Caribbean, costume |
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| Fata Turchina, costume |
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| The Greengrocer, costume |
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| Dolce of Gabbani - The monkey costume |










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