VUOI GIOCARE CON ME?
Al tempo dei padri costituenti l’umiltà era un valore; oggi, probabilmente a causa del riscaldamento globale, si è
sciolto come neve al sole e tutti, ma proprio tutti, sono in grado di fare politica.
Così questa mattina anche il pasticciere di Monteroni di Lecce si
è sentito in dovere di darmi consigli utili sul referendum.
Gli ho risposto che a Milano c’è un bellissimo proverbio: offelee,
fa el tò mestee.
È una splendida esortazione ad un pasticciere perché continui a
fare i suoi ottimi pasticcini e a non occuparsi di altre attività nelle quali è
inesperto.
Ma lui, il pasticciere, ne ha le tasche piene. È stufo di vedere
che ogni tre pasticcini uno lo deve dare allo stato, uno ai suoi fornitori e
l’altro deve venderlo ai suoi clienti prima di Amazon per poter pagare i suoi
debiti.
Lo capisco, ma con difficoltà. Forse il suo dialetto è un po’
troppo stretto per me, ma riesco ad intuire che lui voterà sì perché occorre un
cambiamento. Poi mi chiede cosa voterò. Preferirei continuare a mangiare il suo pasticciotto, ma per educazione
gli rispondo.
-No, io non voto.
-Come non voti? Hai un diritto e non lo eserciti?
-Caro amico, questo è solo un gioco al quale non mi interessa partecipare.
-Come un gioco?
-Sì, un gioco. Tu sai cosa è un gioco? La vita è un gioco. Lo
stesso che ha fatto il destino, facendo incontrare tuo padre e tua madre. A
prescindere da come è andata tra loro, c’è stato un momento in cui si sono
incontrati. Tra tanti spermatozoi, solo il più furbo e fortunato ha trovato
l’ovulo di tua madre e l’ha fecondato. Così è cominciato il tuo gioco, una mosca cieca contro il futuro.
-Mi stai prendendo in giro.
-Non mi permetterei mai. Se mi offri un altro pasticciotto ti
spiego cosa intendo. Vuoi giocare con me?
-Ecco qua il pasticciotto.
-Mi dai quello piccolo, fai il furbo? Ttacca u ciucciu addhru ole u patrunu e dammi
quello grande alla crema.
-Ti canuscu cirasa, e me lo passa.
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| Pieter Bruegel il vecchio - I giochi dei bambini |
-L'equilibrio è la base di qualunque gioco. Per questa ragione i bambini sono
portati a giocare. Il gioco è equilibrio tra fantasia e realtà: il bambino può conoscere
la realtà e fare esperienze reali ma nello stesso tempo immaginare e
immaginarsi in altri contesti. Qualcuno disse: “Non hai mai avuto un’infanzia se non facevi finta che l’estremità del marciapiede
era una trave e tu ci camminavi senza perdere l’equilibrio.”
-Vero, anch’io da piccolo facevo lo stesso gioco su un muretto!
-Ogni attività sensoriale si sviluppa in equilibrio, il pensiero
che precede l’azione è esso stesso un’azione di equilibrio: i primi passi di un
bambino sono il primo tentativo di raggiungere un equilibrio in movimento. Albert Einstein diceva che Le
persone sono come le biciclette: riescono a mantenere l'equilibrio solo se
continuano a muoversi. La terra, la nostra stella, il nostro sistema: tutto
è in movimento. L’esistenza umana per restare in equilibrio deve muoversi in
sintonia con l’ambiente circostante: un principio di relatività che è alla base
della teoria dello stesso Einstein.
-E quindi?
-Quindi qualunque forma di equilibrio è precaria: la
storia evolutiva racconta una competizione che segna un processo di selezione
tale da spostare continuamente questi equilibri.
-Ancora non capisco dove vuoi arrivare.
-Volevo solo farti notare che prima di iniziare a giocare, c’è una
situazione di equilibrio. Ma ci devono essere anche delle regole. Una volta che
conosci le regole puoi scegliere le tue strategie per raggiungere più
facilmente l’obiettivo del gioco.
-Allora mi spieghi il gioco?
-Prima ti insegno come vincere. Conosci la Teoria dei Giochi?
-No.
-La teoria pare abbia avuto origine nel 17mo secolo da un
carteggio tra Blaise Pascal e Pierre De Fermat sul calcolo delle probabilità nel
gioco d’azzardo, ma la nascita della moderna teoria dei giochi coincide con la
pubblicazione nel 1944 del libro “Theory of Games and Economic Behaviour”, scritto
dall’economista austriaco Oskar Morgenstern e dal matematico ungherese John von
Neumann. Morgenstern fu professore ordinario a
Vienna e alla Princeton University (New Jersey, USA), dove fu anche direttore
del programma di ricerca in economia. Co-fondatore dell'Institut für Höhere
Studien (IHS) Istituto per studi superiori a Vienna, che guidò fino al 1970. John von Neumann fu tra i più grandi
matematici della storia moderna, uno dei sei professori dell'Institute for
Advanced Study a Princeton insieme a James Waddell Alexander, Albert Einstein,
Marston Morse, Oswald Veblen e Hermann Weyl. Fece parte del Progetto Manhattan
per la costruzione della bomba atomica: contribuì attivamente alla costruzione
della bomba, suggerendo ai militari le modalità di lancio per creare il maggior
numero di danni e di morti e proponendo il bombardamento preventivo dell'Unione
Sovietica.
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| John von Neumann & Oskar Morgenstern Theory of Games and Economic Behavior Princeton University Press |
-Un bel personaggio questo von Neumann!
-Un genio: sapeva come eliminare il nemico di allora e annientare quello futuro. Comunque il libro rappresenta un modello
matematico del comportamento umano nei casi in cui l’interazione tra uomini
comporta la vincita o la spartizione di un qualunque tipo di risorsa. La Teoria
fu largamente usata durante il secondo conflitto mondiale per studiare e
ipotizzare tutti i possibili scenari bellici che si possono sviluppare in
seguito a certe decisioni.
-E poi?
-La validità delle Teoria dei Giochi e delle sue applicazioni fu
subito evidente, tanto che il premio Nobel per l’economia è stato già assegnato
a 12 specialisti di questa Teoria. Anche se un premio
Nobel per l’economia non esiste: Alfred Nobel, inventore della dinamite, in
crisi di coscienza per le possibili applicazioni belliche della sua invenzione,
aveva inserito nel suo testamento l’istituzione di un premio che potesse
stimolare la ricerca in quei campi che nobilitavano l’essere umano. Questi
erano la pace, la letteratura, la medicina, la fisica e la chimica, ma non
l’economia. Fu la Banca di Svezia nel 1969 ad istituire questo premio in
memoria di Alfred Nobel.
-Ah le banche…
-Il banco vince sempre, in qualunque gioco! E poi nel modello
della Teoria dei Giochi la premessa indispensabile ha un solo obiettivo:
vincere. In effetti qualunque tipo di gioco ha una vittoria come obiettivo.
Nei giochi neonatali, come ad esempio quelli che sviluppano le attività
sensoriali del bambino, la vittoria è rappresentata dalla progressione delle
capacità sensoriali. Più avanti, nei giochi imitativi, la vittoria è nella
capacità immaginativa di raggiungere il modello rappresentato. Vincere è un
concetto teorico, propedeutico alla competizione vera e propria che introdurrà
il problema del conflitto e dell’eventuale sconfitta.
-E quindi?
-E quindi sei pronto a perdere?
-Sono nato pronto.
-Disegna su un foglio bianco tre punti distanziati di tre centimetri, poi scendi di tre centimetri e disegna altri tre punti sotto gli altri tre, infine scendi di altri tre centimetri e disegna altri tre punti. Ora, senza sollevare la matita, devi disegnare quattro rette toccando tutti e nove i punti.
La maggior parte delle persone incontrano difficoltà nel risolvere questo problema, perché suppongono che i punti formino un quadrato che limita lo spazio di lavoro. In effetti, se il disegno non può uscire da quell'area, non esiste soluzione. Quindi il problema è più facile se non si percepiscono quei punti come delimitanti un quadrato: la penna esce dal quadrato e dai confini immaginari che quei punti rappresentano, e il problema si risolve.
-Sì, ho capito, ma non vedo connessioni tra questo gioco
e il referendum.
-Nel 1994, il premio della banca di Svezia per l’economia va a John
Forbes Nash, la cui storia aveva ispirato il film “A
Beautiful Mind”, per un saggio scritto nel 1949 e pubblicato due anni più tardi
in un articolo intitolato “Non-Cooperative Games”. Il suo lavoro esprime il
cosiddetto “Equilibrio di Nash” come concetto di soluzione di un gioco non
cooperativo, quando nessun giocatore può guadagnare nel cambiare soltanto e
unilateralmente la propria strategia. In altre parole, l’Equilibrio di Nash è
il miglior risultato sociale ottenibile in un gioco individuale.
-Ancora non capisco.
-Vedi, l'Equilibrio di Nash è fantastico perché è il miglior risultato possibile per tutti, ma non è l'obiettivo della Teoria dei Giochi, che è vincere. Il gioco che ti ho proposto è un gioco che ti insegna ad uscire dagli schemi. Solo se esci dagli schemi puoi comprendere che la vittoria non è prevalere sull'avversario ma conoscere te stesso e il mondo che ti circonda per poter migliorare te e il mondo.
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| Amor sulla Bilancia - Nosce te Ipsum, Lorenzo Lotto, 1524, tarsia |
Una volta il senatore rappresentava l’anziano che con la sua esperienza accompagnava giovani e brillanti deputati nel dibattito politico. Oggi il senatore sembra essere diventato il simbolo di un’Italia vecchia ed obsoleta, da rottamare e velocizzare. Ma qual è il problema, il senatore, l’Italia, la velocità?
-In ogni caso il referendum è l’unico strumento di democrazia diretta, e tu non lo eserciti.
-Caro amico, ma di quale democrazia diretta stai
parlando? Quella di un referendum che mi pone un quesito su una valanga di cambiamenti suscettibili
a variabili sconosciute con la semplice opzione: sì/no? Questo è un quiz, dove la vittoria tra un sì o un no può determinare solo un lieve spostamento di potere che un piccolo aumento dello spread può subito rideterminare. Sarebbe più importante acquisire la
consapevolezza che in un sistema che non funziona è il sistema a dover essere cambiato, prima ancora delle regole. Una forma di democrazia nella quale una minoranza diventa
maggioranza grazie a un premio “necessario” ad una stabilità di governo è
un’ammissione implicita di incapacità di dialogo. Questo accade perché la competenza, necessaria in
tutte le professioni, in politica è un optional. Eppure diplomazia, cultura, senso civico, capacità di dialogo,
assenza di conflitti di interesse, sono qualità minime ed essenziali che
qualunque elettore vorrebbe e dovrebbe individuare nel suo candidato. Qui il sistema dovrebbe cambiare: la “buona scuola” necessita di insegnanti capaci a fare apprendere a tutti il senso dell’autodeterminazione. Una classe politica preparata dovrebbe essere il primo passaggio verso la miglior forma di democrazia possibile: una democrazia diretta con rappresentanti parlamentari meri esecutori delle scelte del popolo sovrano, nel rispetto di una nuova costituzione. Ma il sistema forse questo non lo vuole e tra l'altro a questo gioco tu non sei neppure invitato. Però fai degli ottimi pasticciotti.







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