WE ARE NOT ALONE
Oltre le ragioni di un sì o di un no
Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del Bianconiglio.
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| We are not Alone |
Nessuno è più inesorabilmente schiavo di coloro che falsamente credono di essere liberi.
Johann Wolfgang von Goethe
I dolori del giovane Werther è probabilmente il momento più alto dello Sturm und Drang, un movimento che unisce Illuminismo e Romanticismo in un momento storico che ha parecchi punti in comune con la situazione attuale: internazionalismo contro nazionalismo, laicismo contro religione, ragione contro sentimento.
Benedetto Croce scrisse che molti lettori de I dolori del giovane Werther di Goethe avevano ravvisato nel protagonista “l'apologia della passione e ragione, la protesta contro le regole, i pregiudizi e le convenzioni sociali” senza cogliere la vera essenza dell’opera, la rappresentazione di una malattia che non è solo del protagonista, ma di una nazione intera.
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| Johann Wolfgang Goethe - Die Leiden des jungen Werthers, 1774 |
Sensazione di disagio, crisi di identità, assenza di consapevolezza, caos.
Spesso si ricerca il senso della vita perché ci si sente prigionieri della propria, vissuta su binari preimpostati verso un’unica logica conclusione, quella che il giovane Werther può solo anticipare.
Goethe, dopo Werther e suoi dolori, si recò in Italia. Fu proprio il paesaggio italiano, più dei suoi antichi capolavori, ad accrescere il suo interesse per La teoria dei colori.
Il suo saggio, contestando la teoria di Newton, sosteneva che non era la luce a scaturire dai colori, ma il contrario: se per Newton il buio è assenza di luce, per Goethe è il buio a creare la luce e viceversa.
Il concetto di polarismo introdotto da Goethe non ebbe molta fortuna nell’ambiente scientifico, interessato più alla misurazione del colore e quindi all’aspetto quantitativo più che all’aspetto soggettivo e qualitativo.
Eppure l’apporto di Goethe fu fondamentale nel mondo artistico.
Se nella Critica del Giudizio Immanuel Kant aveva evidenziato l’esigenza di indagare le condizioni della conoscenza, prima dell’oggetto stesso della conoscenza, nella teoria dei Colori Goethe fa la stessa cosa, valorizzando l’importanza della valutazione sensoriale dell’oggetto più del suo strumento di misurazione.
Ecco perché la teoria fu di ispirazione a grandi artisti come William Turner, Vassily Kandisky, Paul Klee, Vincent Van Gogh, Paul Gauguin: il colore, in quanto afferente di sensazioni, poteva concedere una maggiore libertà espressiva.
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| William Turner, Il mattino dopo il diluvio |
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| Vassily Kandinsky, Color of squares |
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| Paul Gauguin, Day of the Gods |
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| Paul Klee, Landscape with yellow birds |
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| Vincent Van Gogh, Notte stellata |
Nella Critica del Giudizio, l'accordo tra il mondo della necessità naturale e quello della libertà viene trovato da Kant in ciò che egli chiama Giudizio Riflettente che stabilisce un ponte tra necessità e libertà, significando il fine della natura e il senso del mondo circostante.
Eppure nel 1791, l’anno successivo alla pubblicazione del saggio di Kant, il filosofo e giurista Jeremy Bentham progettava il Panopticon, un carcere ideale che permetteva a un unico sorvegliante di osservare (opticon) tutti (pan) i soggetti di una istituzione carceraria senza permettere a questi di capire se sono in quel momento controllati o no. (Argo Panoptes nella mitologia Greca era un gigante con un centinaio di occhi, considerato per questo un ottimo guardiano).
ll Panopticon, secondo Bentham era "un nuovo modo per ottenere potere mentale sulla mente, in maniera e quantità mai vista prima". Grazie alla forma radiocentrica dell'edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e tecnologici, un unico guardiano poteva osservare tutti i prigionieri in ogni momento.
| Carcere disegnato sul modello del Panopticon |
Gli stessi prigionieri, non potendo essere in grado di stabilire di essere o non essere osservati, percepivano un'invisibile onniscienza da parte del guardiano, che li avrebbe condotti ad osservare sempre la disciplina come se fossero osservati sempre.
Dopo anni di questo trattamento, secondo Bentham, il retto comportamento "imposto" sarebbe entrato nella mente dei prigionieri come unico modo comportamentale possibile, modificando così indelebilmente il loro carattere.
Nel suo saggio Sorvegliare e punire, Michel Foucault prenderà il Panopticon come modello e figura del potere nella società contemporanea.
L'architettura del panopticon sarebbe la figura di un potere che non si cala più sulla società dall'alto, ma la pervade da dentro e si costruisce in una serie di relazioni di potere multiple.
Tornando al film Matrix, la scelta di Neo è quella della pillola rossa. Una volta ingerita lui si sveglia all’improvviso, privo di abiti, all’interno di una capsula piena di liquido, avvolto da cavi che portano ad una torre e, intorno a lui, molte altre capsule piene e sempre collegate a quella torre. Quello di Matrix è uno scenario ricorrente: meglio vivere in una gabbia dorata o fuggire da quel luogo perché in realtà si scopre di esserne uno strumento? Il mondo del cinema, nella musica o nella letteratura spesso ha proposto scenari simili, “1984” di George Orwell e “The Wall” dei Pink Floyd ne sono un esempio.
Fra i più recenti c’è il romanzo “The Circle” di Dave Eggers dove viene descritta una azienda (The Circle) che avendo ormai assorbito giganti come Facebook, Twitter, Amazon, PayPal, ha un controllo pressoché totale della Rete e arriva a convincere ad ingerire “la pillola blu” con il motto “secrets are lies, sharing is caring and privacy is theft” (“i segreti sono bugie, condividere è prendersi cura e la privacy è un furto”).
Facebook, Youtube, Google, Gmail, Google Maps, Twitter: ciascuno di questi servizi raccoglie dati personali e contenuti che analizza, fa propri (ciascuno di questi ha un contratto sui termini di utilizzo per cui tutti i dati raccolti sono di proprietà di chi offre il servizio garantendo privacy) e su cui costruisce il proprio mercato.
Google aveva trovato una soluzione per venire incontro ai malumori di quelli che vogliono ingoiare la pillola rossa (e quindi uscire dal giardino recintato) attraverso il progetto Google Data Liberation Front.
Il progetto forniva, con il sito dataliberation.org (divenuto in seguito una pagina informativa del servizio clienti di Google), tutte le informazioni necessarie per recuperare i propri dati e, da lì, uscire dalla grande G.
Ora, quell’insieme di funzioni, è diventato il servizio Google Takeout da cui è possibile recuperare molti dei dati che le varie applicazioni Google raccolgono da ciascuno di noi.
Estraendo tutto il contenuto offerto dal servizio “Maps”, che offre tutte le registrazioni degli spostamenti raccolti dal cellulare ci si può rendere conto di cosa accade. I dati sono arricchiti da alcune informazioni come la data, l’ora e la velocità di spostamento, con il possibile mezzo di trasporto utilizzato (piedi, bici, auto, mezzo pubblico, treno) ed anche la definizione di luoghi importanti come “casa e lavoro”, accompagnati da un indice di probabilità. Parte dei dati sono visibili anche attraverso il servizio Google Location History.
Risulta evidente quanto queste multinazionali possano sapere di ciascun individuo.
La raccolta dei dati personali è in costante crescita, così come lo è tutto quello che riguarda lo IOT (Internet Of Things) dove sensori e strumenti intelligenti si scambiano dati e saranno in grado di aiutarci nel quotidiano. Ma se da un lato è comodo avere un filtro nelle risposte alle nostre domande, dall’altra è evidente che questo filtro prefiguri una cessione di controllo e di libertà.
Il problema (trovare il punto di incontro della ragion pura con la ragion pratica) Kant lo risolve nel giudizio riflettente, che in chiave moderna potremmo definire consapevolezza.
Il nocciolo è nel valore che i consumatori attribuiscono ai propri dati personali.
Uno studio accademico lo quantifica in circa due euro, ma in realtà il potenziale di mercato è molto più alto se ne immaginiamo il possibile utilizzo da parte di multinazionali in grado di produrre pubblicità su misura, senza contare che sono già emersi scenari ancora più preoccupanti, come nel caso Snowden, che ha svelato dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa da parte del governo statunitense e di quello britannico.
Quali quindi le soluzioni?
Possibile che la soluzione sia pillola azzurra o pillola rossa e non esistano alternative?
Possibile che la soluzione sia pillola azzurra o pillola rossa e non esistano alternative?
PHD Comics, nel video Who owns your data? (Hint: It’s not you), evidenzia che ostacolare questo vuol dire anche fermare l’innovazione e quindi il progresso socio-economico. L’alternativa proposta nel video è nel progetto Hub of all Things, ovvero una sorta di filtro che si fa cura dei dati personali e che permette poi di accedere alle varie piattaforme. A molti rimane il dubbio se introdurre un terzo attore che gestisca ancora i dati e quindi non uscire da questo ciclo.
La soluzione in grado di spezzare questo viene grazie alla crittografia. Si tratta di un modo sicuro di comunicare che usava lo stesso Giulio Cesare e che, nel mondo del digitale, può contare su tecnologie che vengono dai primi anni 90 come il PGP e, pertanto, con dietro una lunga letteratura, garanzie di sicurezza, sistemi di automazione e software libero.
Alcuni esempi quotidiani vengono da DuckDuckGo, il motore di ricerca che ha introdotto un indirizzo nascosto con un nodo di uscita attraverso TOR, un sistema di comunicazione anonima che rispetta la privacy degli utenti o da Telegram, il software di instant messaging che permette di scambiare messaggi crittografati in maniera nativa.
Il passaggio però di avere invece una infrastruttura che sia sganciata da un prodotto e che navighi come un protocollo di comunicazione fra social media ed anche dispositivi IOT (Internet Of Things) è dato da Ubiquitous Commons. Idea geniale creata da Art is OpenSource di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, due hacker italiani.
Il progetto è ancora embrionale ma sta ottenendo grande interesse in particolare in ambito delle politiche del digitale europeo. La tecnologia vuole essere poco invasiva, e richiede semplicemente di installare un plugin sul proprio browser (ma in futuro lo sarà per smartphone e qualsiasi oggetto che si collega ad internet) che ha il compito di criptare il contenuto che si sta inviando alla piattaforma di turno (Facebook, Twitter, Gmail, ecc..), a questo punto, chi ha lo stesso plugin e la chiave pubblica necessaria per la decriptazione, accede al contenuto. I destinatari del messaggio ricevono la comunicazione, mentre l’infrastruttura su cui si appoggia non è in grado di leggerne il contenuto, ottenendo solo informazioni su chi ha visto cosa, quando, con quali tempi di risposta. Il tutto in maniera trasparente all’utente.
L’aspetto più affascinante del processo attraverso cui Ubiquitous Commons lavora è quello di che ogni transazione dei dati viene registrata sulla Blockchain, il registro delle transazioni della tecnologia Bitcoin.
Si tratta di un database distribuito, permanente e inalterabile; trasparente nei contenuti e basato sulla protezione crittografica. Questo fa sì che la Blockchain diventi un garante in grado di distribuire le chiavi pubbliche, tenere traccia di chi le ha usate, e di fornire (volendo) anche dei contratti (smart contract) divenendo quindi un “notaio digitale” in grado di fare rispettare accordi fra più parti senza ulteriori attori in mezzo. Si possono così venire a creare varie modalità attraverso cui, i singoli, possono decidere come e a chi distribuire i dati personali.
Sarebbe già una piccola rivoluzione, perché quanto meno regolerebbe il Panopticon digitale.
Ma non sarebbe sufficiente.
Ma non sarebbe sufficiente.
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| Corsi e ricorsi storici. Disegni & Caviglia, Italia, anni '90 |
Il vero cambiamento, non può avvenire attraverso una scelta tra una pillola rossa e una pillola azzurra, tra una candidata democratica e un repubblicano, tra un sì o un no.
Come il Giovane Werther del passato o il Neo del futuro, occorre trarre giovamento dagli insegnamenti della storia, dei filosofi passati e contemporanei, per acquisire quella consapevolezza propedeutica ad un approccio proattivo.
La conoscenza, intesa non solo come apprendimento ma anche come facoltà percettiva, non può essere prerogativa di una ristretta cerchia, soprattutto in un'epoca in cui i valori sono confusi con i desideri ed il produttore si è già trasformato in consumatore.
Innovazione e progresso non possono e non devono essere fermati, ma va compresa la necessità di un linguaggio di comunicazione alternativo, un'analisi approfondita delle società industriali nel capitalismo dell'era digitale, e il ruolo delle istituzioni.
La Genesi racconta che i discendenti di Noè vollero edificare una magnifica città con una torre che arrivasse al cielo; il Signore, per punirli della presunzione, li afflisse con la confusione delle lingue, settanta differenti idiomi. Gli ordini impartiti non vennero più capiti correttamente e, nella confusione, vennero commessi numerosi errori.
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| Pieter Bruegel il Vecchio, La Grande Torre, Kunsthistorisches Museum, Vienna |
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| Jürgen Habermas, L'inclusione dell'altro. Studi di teoria politica. Milano, Feltrinelli, 1988 |
L'approccio proattivo è nel comprendere che la creazione di un muro, e lo insegna la storia, perde nel lungo termine la sua funzione difensiva, mentre nel breve termine annulla ogni possibile dialogo per la costruzione di un linguaggio comune.
Secondo la teoria di Habermas, l'umanità, seguendo una logica di sviluppo per livelli in cui convivono sistema (stato burocratico e mercato) e mondo vitale, sta assistendo a un tentativo di colonizzazione del sistema in un modo molto simile a quanto immaginato da Matrix.
Potere e denaro forniscono mezzi di comunicazione che costringono le persone a seguire determinate logiche di azione.
"Oggi gli imperativi economici e amministrativi trasmessi attraverso il potere e il denaro si introducono in altri ambiti che in un certo qual modo vengono danneggiati se si rimpiazza l'agire orientato all'intesa (agire comunicativo) con queste interazioni orientate in modo strategico (agire strumentale) dai media potere e denaro."
A me piace vedere La Teoria dei Colori di Goethe come una metafora per uscire dall'impasse.
Se la luce (conoscenza-essere) necessita del buio (non conoscenza-non essere) tanto quanto il sistema necessita del mondo vitale, solo variando il punto di osservazione si possono comprendere misura ed effetto.
Il dialogo, la lingua comune, è pertanto l'unica via percorribile.
Occorre cominciare ad apprezzare diversi punti di vista per poterli confrontare.
Occorre rifondare il sistema educativo perché certi valori sopiti possano essere riscoperti e restituire un senso compiuto alla temporalità della vita.
Occorre capire non che cosa vuole la gente, ma di cosa ha effettivamente bisogno e spiegarlo, perché anche la persona più ignorante è in grado di apprendere, comprendere ed apprezzare.
In un mondo che sarà sempre più governato dalla robotica, occorre capire che il tempo libero avrà più importanza del denaro, e studiare nuove forme di retribuzione e di tassazione.
Occorre dimenticare premi di maggioranza a favore di una presunta stabilità di governo per dare voce anche alla più piccola minoranza a favore di una vera democrazia, perché le migliori intuizioni e le più grandi invenzioni arrivano da un singolo individuo, non da una maggioranza.
Occorre quindi riformare, non la costituzione della repubblica, ma la costituzione del cittadino, rendendolo partecipe alle scelte politiche, trovando nuovi strumenti di coinvolgimento, soprattutto attraverso le nuove tecnologie.
Questa sarebbe una vera rivoluzione.















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