LA PORTA DEL PARADISO

La radio sta trasmettendo una canzone.
Lo speaker racconta che Robert Zimmerman ha scelto il nome d’arte Bob Dylan perché ispirato dalla poesia di Dylan Thomas. 
Non è vero. Eppure Bob Dylan ha saputo spesso tradurre in musica il pensiero di Dylan Thomas, dando nuova voce ai suoi pensieri.
Knockin’ on Heaven’s Door sembra dare continuazione al pensiero di vita oltre la morte, con un testo in stile criptico e neoromantico.



"Mama take this badge off of me, I can't use it anymore...": il testo è la descrizione dei pensieri di uno sceriffo che chiede alla madre di togliere un distintivo che non gli serve più; fu scritto mentre una moltitudine di giovani soldati americani moriva in Vietnam. 
Il badge era anche la medaglietta che i soldati americani impegnati in guerra portavano al collo con tutti i dati identificativi: veniva appeso alla lapide del soldato morto e in taluni casi veniva strappato dal collo del soldato nel caso in cui fosse stato impossibile trasportarne i resti all’accampamento. 
Il badge diventava così l’unico ricordo tangibile di un soldato, di un figlio. 
Il desiderio di poter vedere per l’ultima volta la propria madre mentre le forze se ne vanno, con la sensazione dell’oscurità che scende prima di bussare alle porte del paradiso: il testo in fondo è una canzone di pace, ideale continuazione di Death and Entrances di Dylan Thomas, un’ipotetica colonna sonora per la morte di William Blake, un capolavoro assoluto che in una struttura molto semplice di due temi, due giri di accordi e quattro note, racchiude un testo splendido.
Amo molto Knockin’ on Heaven’s Door: con l'amico Gianni avevamo lavorato su una cover minimal, che forse un giorno produrremo. Tanti anni fa, con l’avvento del Walkman, il primo lettore portatile della Sony, ero diventato un grande acquirente di musicassette e avevo inserito questa canzone in diverse mie compilations. Ovunque andassi, giravo con una Bic nera senza inchiostro, inutile alla scrittura ma perfettamente funzionale per il riavvolgimento del nastro quando questo maledetto fuoriusciva, ingrippando il riproduttore. Spesso inserivo la canzone che più mi piaceva come primo pezzo del lato A e come ultimo del lato B, in modo che potessi ascoltarla ripetutamente girando la cassetta e senza quindi l’obbligo di riavvolgere il nastro.
Knockin’ on Heaven’s Door aveva avuto questo privilegio in una TDK C60, che conteneva anche Light my Fire dei Doors, Mrs Robinson di Simon & Garfunkel, A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum e Lonely Boy dei Nirvana. Tutte queste canzoni diventarono in seguito cover apprezzate, fatta eccezione di Lonely Boy, ma in questo caso fu il nome della band inglese ad essere utilizzato in seguito da Kurt Cobain per il gruppo grunge di Seattle. Lonely Boy non ebbe comunque un grande successo: era il secondo brano di “The Story Of Simon Simopath”, album d’esordio dei Nirvana inglesi. L’idea originale era raccontare, brano dopo brano in una versione musicale pop-psichedelica, la fiaba di Simon, un ragazzo che sogna di avere le ali e vive la sua follia fino alla morte.



Le altre canzoni erano invece successi dell’epoca e avrebbero avuto un altro futuro con altri interpreti. Light my fire dei Doors fu reinterpretata da Josè Feliciano, poi da Amii Stewart e da Shirley Bassey, per arrivare alla controversa versione di Will Young, per alcuni modesta e per altri un capolavoro. Mrs Robinson fu riproposta da Frank Sinatra e da Bon Jovi.
A Whiter Shade of Pale non era del tutto una canzone originale: l’introduzione strumentale composta da Gary Brooker era stata ottenuta mediante la sovrapposizione del basso del secondo movimento della “Suite per orchestra n°3” di Bach con una melodia del preludio corale “Wachet auf, ruft uns die Stimme” dello stesso Bach (Bach-Werke-Verzeichnis 1068 e 645).




Bach aveva quindi ispirato il pezzo più bello dei Procol Harum, ma la stessa canzone  raggiunse una popolarità incredibile solo molti anni dopo, grazie alla versione splendidamente interpretata da Annie Lennox.
La ciclicità della natura in Dylan Thomas, la ciclicità nella musica: collegamenti tra epoche diverse che perpetuano emozioni e infine si trasformano attraverso diverse interpretazioni.

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