THE YOUNG POPE. NESSUNO LUNGO LA LINEA CONOSCE IL VALORE DI TUTTO QUESTO.



Non sempre le opere di Sorrentino riescono a raggiungere l’unanimità positiva della critica.
La Grande Bellezza, che peraltro ha vinto un Oscar, per alcuni è risultata noiosa e incomprensibile, per altri brutto, per altri ancora sbagliato e in ogni caso sopravvalutato.
Eppure La Grande Bellezza non era una rivisitazione decadente della Dolce Vita, ma semplicemente un film magnifico, scritto con raffinatezza e cultura, intriso di citazioni e contaminazioni. Un film sulla religione e sul potere, sulla morte, sulla dissoluzione ancestrale e sul tempo inesorabile che passa così veloce da non accorgersi di ciò che la storia può insegnare.
The Young Pope è l’ideale prosecuzione di queste tematiche sin dalla sigla, dove Pio XIII percorre una lunga galleria di quadri, accompagnato parallelamente da un meteorite che attraversa le varie opere, al ritmo di All Along The Watchover del premio Nobel Bob Dylan nella splendida rivisitazione di Jimi Hendrix.

LUNGO TUTTA LA TORRE DI GUARDIA
di Bob Dylan

"Ci deve essere un modo per uscire da qui"
disse un buffone al ladro
"C'è troppa confusione,
non riesco a trovare sollievo.
Gli uomini d'affari, loro bevono il mio vino,
i contadini arano la mia terra
Nessuno lungo la linea
conosce il valore di tutto questo"

"Non c'è motivo di agitarsi"
Rispose gentilmente il ladro.
"Ci sono molti qui tra noi
che pensano che la vita sia solo un gioco
ma noi due ci siamo già passati
e questo non è il nostro destino.
Cerchiamo quindi di non raccontarci bugie adesso,
si sta facendo tardi"

Lungo tutta la torre di guardia
i principi stavano all’erta
mentre tutte le dame andavano e venivano
proprio come il personale di servizio.
Lontano in aperta campagna,
una lince ringhiò,
due cavalieri si avvicinarono
e il vento incominciò a ululare.
  
Il testo è un’allegoria della moderna Babilonia, con gente pronta ad approfittare alla minima occasione. La Torre di Guardia e i due cavalieri sono un chiaro riferimento al libro del profeta Isaia che preannuncia la distruzione di Babilonia, mentre il buffone rappresenta la volontà religiosa (secondo derivazione etimologica sia del relegere-ripercorrere di Cicerone, sia del religare-unirsi di Lucrezio) di cercare una via di uscita dal caos imperante.

Nella sigla della serie di Sorrentino tutto assume un significato preciso.

“Nessuno lungo la linea conosce il valore di tutto questo” è una parte del testo di Dylan, e Sorrentino fa percorrere a Pio XIII questa linea, una galleria artistica che non è solo una parte del percorso della vita del protagonista ma della nostra stessa storia, mescolando passato e presente, conoscenza e valori perduti.


Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti, (1590-1656)
Adorazione dei Pastori, 1616-1617, Galleria degli Uffizi, Firenze
Il quadro rappresenta l’attenzione di Gesù per gli umili e prefigura la Sua missione di pastore degli uomini. L’opera originale è andata distrutta dopo la strage di via dei Georgofili a Firenze nel 1993. Dopo la restaurazione i danni dell’esplosione sono ancora evidenti: il Bambino è scomparso e degli angeli e dei pastori si possono solo intuire le figure originali.


Pietro Perugino (1445/50-1523), Consegna delle Chiavi, 1481-1482, affresco cm. 335x550,
decorazione del registro mediano della Cappella Sistina in Vaticano, Città del Vaticano
L’affresco rappresenta la trasmissione della legge divina da Gesù a San Pietro e del potere, della supremazia e dell'infallibilità dei suoi successori, cioè i pontefici stessi.


Michelangelo Merisi il Caravaggio (1571-1610) Conversione di S. Paolo sulla via di Damasco, 1600-1601,
Olio su tela, cm. 175x230, Cappella Cerasi della Basilica di Santa Maria del Popolo, Roma
Il dipinto rappresenta un cavallo che alza lo zoccolo per non calpestare San Paolo che cade in una stalla ma è la luce accecante, quella che folgora Saulo e lo renderà cieco per tre giorni, che costruisce il quadro e accentua il suo significato simbolico. L’assenza della figura divina è potente presenza permeante mediante la luce. 


Icona sul Primo Concilio Ecumenico di Nicea del 325 dC,
Museo del Sacro Monastero Megalo Meteoro di Meteora, Kalambaka, Grecia
Rappresenta l’imperatore romano Costantino e i vescovi da lui convocati al primo concilio per risolvere la controversia sollevata dall’arianesimo sulla natura della Trinità, con l’Ario, condannato e scomunicato al termine del concilio, nel fondo dell'icona. Il Credo Niceno stabilisce il rapporto tra Dio Padre e Gesù, intrinsecamente legati e quindi della stessa sostanza.


Francesco Hayez (1791-1882), Pietro l'Eremita che cavalcando una bianca mula col Crocifisso in mano e scorrendo le città e le borgate predica la Crociata, 1827-29, olio su tela, cm. 210x280, collezione privata
Hayez dipinge Pietro d’Amiens, chiamato l’Eremita per via del suo girovagare vestito di stracci in sella ad un mulo, che al motto “Dio lo vuole” predicava la liberazione dei luoghi sacri e dei Cristiani d’Oriente. Alla guida della Crociata dei Poveri, un insieme di spedizioni non coordinate, Pietro l’Eremita raggiunse Costantinopoli due settimane prima della partenza della prima crociata indetta da Urbano II. Utilizzando bidimensionalità scenica e tridimensionalità dei personaggi, Hayez accentua il valore simbolico del quadro, considerato dalla critica il suo manifesto civile per le allusioni alla storia risorgimentale italiana e i valori Dio, Patria e Famiglia.
Nella serie il quadro appare capovolto orizzontalmente, con piccole modifiche posturali.


Gentile da Fabriano (1370 ca-1427), San Francesco riceve le Stimmate,1415 ca,
tempera grassa e oro su tavola, cm. 89×65, Fondazione Magnani Rocca, Corte di Mamiano (PR)
In un cielo color oro per la presenza del divino, Francesco riceve le stimmate alla Verna da un Serafino senza croce e a dieci ali anziché le canoniche sei. La luce è l’elemento dominante del quadro, l’ombra del corpo del frate sull’erba distingue il dipinto di Gentile dal prototipo iconografico ancora giottesco.


Mateo Cerezo (1626-1666), San Tommaso da Villanova distribuisce elemosina ai poveri, 1661,
cm. 208x246, pittura su tavola, Museo del Louvre, Parigi
 Il pittore spagnolo, con uno stile vicino a Tiziano e van Dyck rappresenta l’Arcivescovo di Valencia, eremita sotto la regola di sant’Agostino, che eccelse come pastore e predicatore con un amore profondo per i poveri e per i bisognosi.


Domenico Cresti il Passignano (1558-1638), Michelangelo presenta a Paolo IV il modellino per San Pietro, 1618-1619,
olio su tela, cm. 236x141, Galleria di Casa Buonarroti, Firenze

François Dubois (1529-1584) Massacre de la Saint Barthélémy
(La notte di San Bartolomeo, detta anche Le nozze di sangue a Parigi), 1576 ca,
olio su tavola, cm. 94x154, Musee d'Art et d'Histoire, Losanna
Dubois dipinge la famosa strage degli Ugonotti a Parigi, iniziata la notte di San Bartolomeo, tra il 23 e il 24 Agosto 1572, fino al 30 Agosto 1572. Ugonotto egli stesso, Dubois dovette rifugiarsi in Svizzera dopo il massacro.

Mentre il tempo passa inesorabile -sottolineato dal tema musicale della serie Beat The Clock- e scandisce il countdown verso la fine, Jude Law-Pio XIII ci guarda e ci fa l’occhiolino.
Il meteorite esce dai quadri e colpisce l’effigie di Papa Giovanni Paolo II.
È un omaggio alla Nona Ora di Cattelan.

La Nona Ora di Sorrentino

La Nona Ora di Cattelan
"All'ora sesta si fece buio su tutta la terra fino all'ora nona*. E all'ora nona, Gesù con gran voce esclamò: “Eloì, Eloì, lama sabactàni?” dal Vangelo di Marco, in aramaico: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
*in base all'antica suddivisione della giornata sviluppata nella Chiesa cristiana la nona ora corrisponderebbe alle ore quindici circa, la nona ora dopo il sorgere del sole, e rappresenterebbe il momento in cui avvenne la morte di Gesù 

La Nona Ora originale diventa significante del bambino abbandonato divenuto papa, mentre l’omaggio a Cattelan è metafora del superamento del problema originale: il Figlio, della stessa sostanza del Padre e filo conduttore della vita attraverso la morte, rappresenta il conseguente ricongiungimento del Figlio col Padre.
Maurizio Turrioni su Famiglia Cristiana scrive di Sorrentino “Eppure, il suo nuovo lavoro non convince. E non perché tocchi il Vaticano, la Chiesa immaginando l’imprevista salita al soglio pontificio del primo Pontefice nordamericano, il quarantasettenne cardinale Lenny Belardo (incarnato dal fascinoso Jude Law). Quanto per l’approssimazione del suo sguardo. Alla fine, molte più le contraddizioni e le banalità che le cose positive.
Francamente, dopo siffatta sigla, è più facile comprendere la superficialità nell’approssimazione del suo sguardo che il significato intrinseco di tale affermazione, paragonabile al glitch della voce della suora sorda. 
The Young Pope è pregno di riferimenti e di riflessioni, di citazioni artistiche che ricordano l’opera di Greenaway (p.e. la ricreazione della Pietà di Michelangelo con Lenny nella parte di Cristo ed Esther della Madonna) e tutto, a differenza di Nada, non senza un perché.



The Young Pope

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