QUANDO L'IMMAGINAZIONE PRODUCE ARTE

Un paio di secoli fa, quando il pensiero trovava spazio nella mente fino a diventare ricordo, emozioni, esperienze, stati d’animo, avvenimenti più o meno importanti venivano affidati ai messaggi scritti.
Si facevano strada, talvolta con fatica nei labirinti della lingua, per evitare che la lontananza portasse all’oblio.
I messaggi scritti erano un trait d’union nel tempo e nello spazio tra due interlocutori, costituivano un legame che si rinnovava ad ogni rilettura, che coinvolgeva in pensiero di risposta, che segnava un percorso di comunicazione.
Lettere e cartoline vergate a mano raccontavano quindi dell’autore molto più di quanto scritto.










È quasi scontato che Marisa Zattini sia stata affascinata da questi documenti e, partendo da essi, abbia fatto esplodere la sua fantasia d’artista.
Divenuta l’interlocutrice terza di tali messaggi, ha tratteggiato su tracce di un passato divenuto presente immagini nuove che rimandano ad un passato tanto lontano da appartenere al mito.
Le immagini della Mandragora tratteggiate in china rimandano all’inconscio, alle forze istintuali di un mondo onirico dove l’uomo è insieme anche animale e vegetale e vive fuori dal tempo, dallo spazio e dalla logica.
Parallelismo che rimanda alla contrapposizione tra i disegni e le trasmutazioni su lastra di alluminio specchiato.
Freud attribuiva all’artista la capacità di avvicinarsi al vero e alla bellezza.
Che sia conscio o inconscio il messaggio di Marisa è ininfluente.
A me ha fatto pensare che nello specchio dell’inconscio, prigioniero purtroppo del mondo dei sogni, l’uomo ha la possibilità di venire a contatto, grazie alla costante “germinazione della grande madre”, con quella parte di sé sconosciuta.

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