SEGANTINI. Ritorno a Milano
Realizzata
dal Comune di Milano, Palazzo Reale e Skira in collaborazione con la Fondazione
Antonio Mazzotta, in collaborazione con la Civica Galleria d’Arte Moderna di
Milano e il Museo Segantini di Saint Moritz, la retrospettiva curata da
Annie-Paule Quinsac (autrice del catalogo e maggior esperta di Segantini) e da
Diana Segantini (pronipote dell'artista) è la rassegna più completa mai realizzata in Italia su Giovanni
Segantini.
L’esposizione
è costruita con 120 opere (una quantità rilevante dato che Segantini morì a 42
anni lasciando una produzione tutto sommato limitata) in arrivo da 80
prestatori internazionali.
Segantini, nato
ad Arco nel 1858 poco prima degli accordi di Plombieres e della seconda guerra
d’indipendenza, a soli sette anni perdeva la madre e veniva spedito a Milano dal
padre, che sarebbe morto l’anno successivo lasciandolo senza un vero punto di riferimento familiare.
Orfano precoce, Segantini affronta un’infanzia povera e difficile e addirittura
il riformatorio. Accolto da un fratellastro in una
bottega di ritocco fotografico, solo grazie al lavoro presso la bottega
del decoratore Luigi Tettamanzi riuscì a pagarsi gli studi all’Accademia di
Belle Arti di Brera. Fu allora che il figlio di Agostino Segatini, venditore
ambulante di chincaglierie, cambiò il suo cognome in Segantini dal soprannome
“Segante” datogli dagli amici di Milano. Per Segantini fu quasi una forma di
rinascita, un riscatto personale che segna la definitiva trasformazione
dell’adolescente arrestato per ozio e vagabondaggio in uno degli artisti più dotati
dell’Accademia di belle arti di Brera. Lascia la città dopo 17 anni per
trasferirsi prima in Brianza e poi in Svizzera, a Savognino e quindi in
Engadina, dove morirà di peritonite a soli 41 anni nel 1899. L’Italia era la
sua patria, ma dopo aver perso la cittadinanza austriaca Segantini non riuscirà
ad ottenere per problemi burocratici quella italiana, diventando una sorta di
apolide con tutte le conseguenti difficoltà per una libera circolazione
all’estero.
La
mostra, distribuita in otto sale e organizzata per temi, è introdotta da una
selezione di fotografie, lettere e documenti, affiancata dal busto dell’artista
eseguito da Paolo Troubetzkoy e dal suo ritratto sul letto di morte, opera di
Giovanni Giacometti, padre del celebre scultore Alberto.
Segue
una sezione dedicata agli esordi milanesi del pittore con i pochi quadri
dedicati a Milano, come “Il Naviglio sotto la neve” o “Il Naviglio a Ponte San
Marco”, che rievocano lo splendore della
Milano di fine Ottocento.
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| Il naviglio a Ponte San Marco1880, olio su tela 76 cm x 52,5 cm, collezione privata |
“Milano è per Segantini la città centrale nel pensiero e nell'opera. Anche se la ritrae pochissimo, per lui è la patria intellettuale, mentre la Svizzera è la patria del sentimento.” Annie-Paule Quinsac
Nei 17 anni
che passa a Milano, tra gli studi a Brera e la frequentazione dei circoli
culturali della città, egli entra in contatto con la scapigliatura, con il
divisionismo, con il simbolismo; inizia ad esporre e trova mercanti e
sostenitori, diventando in poco tempo una celebrità acclamata.
Gli
autoritratti registrano la progressiva evoluzione dell’artista dal realismo
degli anni settanta al simbolismo degli anni novanta.
I
ritratti (dallo specchio al simbolo) e le nature morte (il vero ripensato)
ripercorrono i legami affettivi di Segantini e la sua indubbia potenza
artistica.
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| Petalo di rosa1889-1890, olio e tempera su tela con ritocchi a oro e argento 64 cm x 50 cm, collezione privata |
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| Le azalee1884-1885, olio su tela incollata a cartone, 96 cm x 40 cm, St.Moritz, Museo Segantini, deposito della Fondazione Gottrfried Keller |
Natura
e vita dei campi è la sezione dedicata ai dipinti dell’artista che si era
trasferito da Milano. La
vita agreste è negli uomini, tra gli animali e il grande paesaggio.
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| Dopo il temporale1883-1885, olio e tempera su tela 180 cm x 123 cm, collezione privata |
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| L'ultima fatica del giorno1884, olio su tela 117 cm x 82 cm, Budapest, Szépművészeti Múzeum |
Nella
sezione Natura e simbolo sono esposti tre capolavori.
A fine
secolo il simbolismo era percepito incompatibile al naturalismo, ma nei dipinti
di Segantini la natura stessa diventa simbolo e determina il suo linguaggio
pittorico.
In Ritorno dal bosco, una delle varianti del paesaggio invernale di Savognino, le delicate gamme cromatiche del paesaggio innevato, in contrasto con la scura immagine della vecchia contadina in primo piano, trasformano l’immagine del duro lavoro femminile in un viaggio mistico.
La natura è percorsa da forze vitali rappresentate attraverso la linea curva, secondo i concetti dello spritualismo di fine secolo.
| Ritorno dal bosco1890, olio su tela, 64,5 cm x 95,5 cm, St. Moritz, Museo Segantini deposito della Fondazione Otto Fischbacher - Giovanni Segantini |
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| Mezzogiorno sulle Alpi1891, olio su tela, 77,5 cm x 71,5 cm, St. Moritz, Museo Segantini deposito della Fondazione Otto Fischbacher - Giovanni Segantini |
La trascendenza è avvertibile anche in Mezzogiorno sulle Alpi, dove la luce solare, intensa e abbagliante, è in contrasto con la terra arida e spoglia del paesaggio montano.
Nell’ Ave Maria a trasbordo, dipinta in due versioni e corredata da disegni dell’artista, si delinea il progressivo passaggio al divisionismo.
Le
precarie condizioni del supporto non hanno permesso l’esposizione del Trittico
delle Alpi, (La Natura, La Vita, La Morte, 1899, incompiuto) tre enormi tele in
stile divisionista, considerate il suo lascito artistico e spirituale.
Nella
sezione dedicata, sono presenti dipinti e studi preparatori su carta, tela e
cartone con un video che descrive la grandiosa complessità dell’opera.
Il divisionismo
di Segantini, caratterizzato dai lunghi filamenti di colore che definiscono la
forma e illuminano la tela, può comunque essere apprezzato con la splendida
opera Le due madri, considerata manifesto del divisionismo italiano alla prima
Triennale di Brera, che vide la nascita ufficiale del movimento.
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| Le due madri1889, olio su tela, 162,5 cm x 301 cm Milano, Galleria d'Arte Moderna |
"Quello di Segantini è un simbolismo che vuole esprimere ciò che della natura non si vede con gli occhi. Si tratta di un aspetto latente già nelle opere giovanili, che si sviluppa mano a mano che l'artista conosce un'evoluzione tecnica. In questo senso il divisionismo diventa per lui lo strumento ideale per tradurre in pittura ciò che intendeva esprimere.” Annie-Paule Quinsac










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