IL SEGANTE E L'EBREO ERRANTE

Nella stagione autunnale Palazzo Reale ospita contemporaneamente due mostre eccezionali, la più grande retrospettiva mai dedicata a Marc Chagall in Italia e la rassegna più completa mai realizzata prima in Italia su Giovanni Segantini.

Poter ammirare le due mostre è un modo per avvicinarsi a due mondi artistici completamente diversi che si uniscono nell’amore per i colori della vita, attraverso la solitudine, il dolore e la morte.


“Io sono nato morto” usava dire Chagall ricordando le sue origini e il pogrom cosacco che aveva distrutto la sinagoga del villaggio di  Vitebsk il 7 luglio 1887, giorno della sua nascita.
Segantini, nato ad Arco nel 1858 poco prima degli accordi di Plombieres e della seconda guerra d’indipendenza, a soli sette anni perdeva la madre e veniva spedito a Milano dal padre, che sarebbe morto l’anno successivo lasciandolo  senza un vero punto di riferimento familiare.


Sia Chagall che Segantini non erano i veri nomi dei due artisti.


Il vero nome di Chagall era infatti Moishe Segal mentre Segantini -figlio di Agostino Segatini, venditore ambulante di chincaglierie- cambiò più tardi il suo cognome in Segantini dal soprannome “Segante” datogli dagli amici di Milano.


Se Chagall cambiò nome per meglio integrarsi nel mondo occidentale, per Segantini fu quasi una forma di rinascita, un riscatto personale che segna la definitiva trasformazione dell’adolescente arrestato per ozio e vagabondaggio  in uno degli artisti più dotati dell’Accademia di belle arti di Brera.


Segantini era un apolide, una volta persa la cittadinanza austriaca perse pure quella italiana rifiutandosi di servire la patria con la leva.
Il giovane Chagall poteva frequentare l’accademia di belle arti a San Pietroburgo solo con un permesso di soggiorno.


Segantini, nato in un paese conteso tra Italia ed Austria, finì per scegliere la Svizzera, dipingendo opere che rappresentavano la terra, persone e animali di un preciso territorio.
Chagall (la cui traduzione in russo significa camminare a grandi passi), come il suo ebreo errante con fagotto in spalla, fu esule dalla Russia in Francia, dove acquisì la cittadinanza nel 1937, poi Berlino, l’America, Londra, il Giappone.


Chagall era un cittadino del mondo e le sue opere sono abitate da coppie di innamorati, oggetti e animali sospesi tra fiaba e realtà, che senza coordinate spazio-temporali volano e si contorcono come l’amore e la fantasia. 
Fantasia che in Segantini si esprime nei piccoli particolari della sua pittura divisionista.


Nei quadri di grandi dimensioni Chagall può essere pienamente apprezzato partendo da lontano, guardando prima il quadro nel suo insieme e analizzando le figure simbolo che lo abitano, per poi avvicinarsi e  scoprirne i  particolari, i diversi tratti di colore che sembrano prima accendersi e poi, superando i contorni delle figure, esplodere.


Per Segantini, al contrario e soprattutto nelle sue ultime opere, è meglio partire da vicino e osservare minuscoli tratti di pennello, indescrivibili fantasie di gocce di colore a prima vista illogiche per la loro vicinanza e comprensibili solo quando, allontanandosi dall’opera, illuminano la tela e il genio dell’artista.

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