IL SEGANTE E L'EBREO ERRANTE
Nella stagione autunnale Palazzo
Reale ospita contemporaneamente due mostre eccezionali, la più grande
retrospettiva mai dedicata a Marc Chagall in Italia e la rassegna più completa
mai realizzata prima in Italia su Giovanni Segantini.
Poter ammirare le due mostre è un modo per avvicinarsi a due mondi artistici completamente diversi che si uniscono nell’amore per i colori della vita, attraverso la solitudine, il dolore e la morte.
“Io sono nato morto” usava dire Chagall ricordando le sue origini e il pogrom cosacco che aveva distrutto la sinagoga del villaggio di Vitebsk il 7 luglio 1887, giorno della sua nascita.
Poter ammirare le due mostre è un modo per avvicinarsi a due mondi artistici completamente diversi che si uniscono nell’amore per i colori della vita, attraverso la solitudine, il dolore e la morte.“Io sono nato morto” usava dire Chagall ricordando le sue origini e il pogrom cosacco che aveva distrutto la sinagoga del villaggio di Vitebsk il 7 luglio 1887, giorno della sua nascita.
Sia Chagall che Segantini non erano i veri nomi dei due artisti.
Il vero nome di Chagall era infatti Moishe Segal mentre Segantini -figlio di Agostino Segatini, venditore ambulante di chincaglierie- cambiò più tardi il suo cognome in Segantini dal soprannome “Segante” datogli dagli amici di Milano.
Se Chagall cambiò nome per meglio
integrarsi nel mondo occidentale, per Segantini fu quasi una forma di
rinascita, un riscatto personale che segna la definitiva trasformazione
dell’adolescente arrestato per ozio e vagabondaggio in uno degli artisti più dotati dell’Accademia
di belle arti di Brera.
Segantini era un apolide, una
volta persa la cittadinanza austriaca perse pure quella italiana rifiutandosi
di servire la patria con la leva.
Il giovane Chagall poteva
frequentare l’accademia di belle arti a San Pietroburgo solo con un permesso di
soggiorno.
Segantini, nato in un paese conteso
tra Italia ed Austria, finì per scegliere la Svizzera, dipingendo opere che
rappresentavano la terra, persone e animali di un preciso territorio.
Chagall (la cui traduzione in
russo significa camminare a grandi passi), come il suo ebreo errante con
fagotto in spalla, fu esule dalla Russia in Francia, dove acquisì la
cittadinanza nel 1937, poi Berlino, l’America, Londra, il Giappone.
Chagall era un cittadino del
mondo e le sue opere sono abitate da coppie di innamorati, oggetti e animali
sospesi tra fiaba e realtà, che senza coordinate spazio-temporali volano e si
contorcono come l’amore e la fantasia.
Fantasia che in Segantini si esprime nei
piccoli particolari della sua pittura divisionista.
Nei quadri di grandi dimensioni
Chagall può essere pienamente apprezzato partendo da lontano, guardando prima
il quadro nel suo insieme e analizzando le figure simbolo che lo abitano, per
poi avvicinarsi e scoprirne i particolari, i diversi tratti di colore che
sembrano prima accendersi e poi, superando i contorni delle figure, esplodere.
Per Segantini, al contrario e
soprattutto nelle sue ultime opere, è meglio partire da vicino e osservare
minuscoli tratti di pennello, indescrivibili fantasie di gocce di colore a
prima vista illogiche per la loro vicinanza e comprensibili solo quando, allontanandosi
dall’opera, illuminano la tela e il genio dell’artista.



Commenti
Posta un commento