IL LIBRO SENZA COPERTINA
Ieri
ho trovato un libro senza copertina; era rovinato e molte pagine si erano
perse, ma al suo interno si era salvato un vecchio racconto.
Era
la storia di un uomo deriso e deluso che guardando la luce di una piccola
stella aveva deciso di farla finita.
Quella
stessa notte, tornando a casa, incontrò una bambina di otto anni con le scarpe
rotte e bagnate; sembrava volesse chiedergli aiuto ed era così
disperata da non riuscire quasi a parlare.
L’uomo riuscì solo a comprendere che la
madre della bambina stava per morire, eppure allontanò la bambina in malo modo, indifferente a quella sofferenza
secondaria al suo suicidio.
Arrivato
a casa si pentì di non aver fatto nulla per quella bambina.
Il
rimorso ed il rimpianto allontanarono i suoi propositi di suicidio.
Si
addormentò, ma nel sogno si tolse la vita, sparandosi un colpo al cuore.
Gli
sembrò tutto così reale, la morte, le persone attorno, la sepoltura.
Poi
ad un tratto un essere scuro e sconosciuto spalancò la bara e lo trasportò
nello spazio, passando vicino a quella stella che aveva visto in mezzo alle
nuvole mentre ritornava a casa.
Tutto accadde come un salto sopra a spazio e tempo, in barba alle leggi della vita e della ragione, nei luoghi in cui alberga solo la fantasia.
L’uomo
si
accorse che un’altra vita lo aspettava dopo la morte: l’essere misterioso lo accompagnò verso un nuovo sole
ed una nuova terra, in tutto e per tutto simile alla nostra, preannunciandogli che
vedrà tutto, prima di abbandonarlo in un luogo dove gli uomini vivevano in perfetto accordo tra loro e la
natura.
Tutto
era in correlazione: in questo paradiso non profanato da colpa alcuna era
possibile parlare un solo linguaggio e dialogare con tutti, persone, animali,
alberi e piante.
Non
esistevano litigi, gelosie e neppure si comprendeva il significato di queste
parole.
I
loro figli erano i figli di tutti, perché tutti insieme formavano un'unica
famiglia: nascevano, vivevano e morivano felici, in una sorta di innamoramento
collettivo.
L’uomo
cominciò a dubitare dell’esistenza di questo sogno: tutto era troppo bello per
essere vero.
Così
il sogno passò velocemente attraverso i millenni e l’uomo raccontò agli
abitanti la sua vera storia.
Questo
segnò l’inizio della corruzione del nuovo mondo.
Da
una piccola bugia si passò alla menzogna, dalla menzogna alla sensualità e
dalla sensualità alla gelosia, che generò infine la crudeltà.
Il
passo fu breve perché si spargesse il primo sangue, e con il sangue e la paura
cominciarono contrasti e discordie.
Nacquero
coalizioni, l’una contro l’altra con rimproveri e critiche; la vergogna diventò
virtù e si cominciò a tormentare gli animali, che si allontanarono nei boschi
diventando nemici.
Iniziò
la lotta per la divisione e per la segregazione, per la persona e per il senso
del possesso, si parlarono lingue diverse e infine si conobbe il dolore, che stranamente
diventò piacere.
Gli
uomini desiderarono soffrire perché la verità si sarebbe ottenuta solo soffrendo.
Allora
comparse la scienza, ma solo quando nacque la cattiveria si cominciò a parlare
di fratellanza e umanità, comprendendone i concetti.
Con
la criminalità nacque la giustizia, e con essa le leggi per difenderla.
Non
ci si ricordava quasi di ciò che si era perso, e addirittura non si voleva più
credere all’esistenza del tempo dell’innocenza e della felicità, che era
diventata a sua volta sogno.
La
stranezza era nel paradosso di questi uomini, che avevano perso ogni speranza
di felicità, sebbene la desiderassero ritrovare.
Costruirono
templi e furono devoti a questa speranza di felicità, che sapevano così irrealizzabile
e inattuabile che anche se qualcuno la avesse offerta, loro l’avrebbero rifiutata.
Comprendevano
i loro peccati, ma confidando nella scienza speravano di ritrovare
consapevolmente la verità, perché ritenevano la conoscenza superiore al
sentimento e la coscienza della vita superiore alla vita stessa.
Erano
convinti che la scienza avrebbe portato la saggezza e con essa la legge della
felicità, che credevano superiore alla felicità stessa.
Ognuno
amava se stesso più di tutti gli altri e così apparse la schiavitù e i più
deboli si sottomisero volontariamente ai più forti solo per essere aiutati a
sopprimere chi era ancora più debole.
I
giusti predicavano dignità, equilibrio ed armonia, ma venivano derisi o
lapidati.
Apparve
un’idea di democrazia, affinché gli uomini potessero vivere in accordo tra loro
continuando ad amare se stessi più di tutti gli altri ma senza arrecare loro
danno, ma questa idea portò a vere e proprie guerre e anche l'umano istinto di
autoconservazione cominciò a venire meno.
I
superbi e i lussuriosi volevano tutto e facevano qualunque cosa per ottenerlo,
perché in caso di fallimento avrebbero preferito il suicidio.
Nacquero
religioni che si fondarono sul culto del nulla e del non-essere.
Tutto
questo affliggeva l’uomo che aveva portato il seme della discordia ma che
cominciava ad amare questi uomini e questa terra profanata ancora più di prima,
solo per il fatto che ora anche questo paradiso aveva conosciuto il dolore.
Così
decise di rivolgersi a tutti quegli uomini e chiese loro di essere punito
perché era lui che aveva portato la sofferenza, era lui la causa di tutti i
mali.
Non
sarebbe riuscito ad uccidersi, non ne avrebbe avuto la forza, ma avrebbe voluto
essere torturato e subire ogni supplizio.
Chiese
loro di essere crocifisso e cercò anche di insegnare loro a costruire questa
croce.
Ma
gli uomini avevano ricevuto quello che desideravano ed ora ridevano di lui e
pensarono che fosse solo un pazzo.
Il
dolore si fece così grande che l’uomo pensò di morire, ma a quel punto si
risvegliò. Da quel momento decise di dedicare la propria vita alla predicazione
della verità.
Ora
quell’uomo ama la vita e ama tutti coloro che ridono di lui.
E’
un uomo confuso e sa che un domani potrà esserlo ancora di più, potrà perdersi
nuovamente ma avendo chiaro lo scopo della sua vita sa che saprà trovare ancora
la strada giusta.
D’altra
parte chi non si è mai perso almeno una volta nella vita? Noi tutti siamo
diretti verso un punto preciso, dal migliore al peggiore degli uomini, solo che
spesso vengono intraprese strade diverse e ci si perde.
Ma
l’uomo è ancora giovane e forte e ritroverà quella bambina che non aveva
aiutato.
Potrà
camminare ancora per tanto tempo e potrà ricreare quel paradiso quando
comprenderà che la coscienza della vita non è superiore alla vita e la
conoscenza delle leggi della felicità non è superiore alla felicità stessa.
Ama
il prossimo tuo come te stesso, non occorre altro: forse era un sogno, forse è
un sogno, ma che cosa è un sogno? La vita stessa non è forse un sogno?
Così finiva il racconto.
Ora credo di sapere chi è l'autore, che ha lo stesso nome del protagonista del racconto.
Ma in fondo, se resta sconosciuto puoi esserlo anche tu.



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