I VICINI SCOMODI

Camelia è la figlia di Nissim Matatia, un giovane ebreo di Corfù, che aveva lasciato il suo paese per raggiungere l’Italia.
Suo padre si era trasferito a Faenza, dove aveva aperto una pellicceria che in pochi anni gli aveva regalato il successo.
Con il papà, mamma Matilde e i due fratelli Nino e Roberta, Camelia  trascorre le vacanze in una piccola villa di mattoni rossi sul mare di Riccione, che per papà Nissim rappresentava il coronamento di un sogno di un emigrante.
Poi un nuovo vicino si stabilisce nella villa accanto, il duce.
La villa è a pochi metri dalla villa dell'uomo più potente d'Italia, una posizione ambita ed invidiata da tutti gli uomini di potere.  
Per Benito Mussolini è sconveniente avere questi vicini, così le estati felici e spensierate diventano un ricordo del passato.
Nissim riceve pressanti inviti a cedere quella proprietà, ma resiste fino a quando arrivano le leggi razziali.
Camelia ha diciassette anni e ha conosciuto Mario.
“Mario, amore mio, anche se so che poi mi lascerai, te lo devo confessare: sono ebrea… perdonami”
Camelia aspetta una risposta, come fosse una sentenza di condanna.
Mario è senza parole, forse non conosce questa parola, ma sa senz’altro che gli ebrei sono scarto della società, persone da evitare.
Poi, dopo pochi minuti, lunghi un’eternità, mi stringe forte a sé e, ad alta voce, risolutamente, mi dice: “E allora? Me ne infischio! Io ti amo!”
Camelia morirà ad Auschwitz, Mario dopo tanti anni, restituirà le lettere di Camelia a Roberto Matatia.

Roberto, dopo una ricerca attenta e meticolosa, raccoglie documenti, testimonianze e memorie per costruire un libro delicato e romantico che ripercorre gli orrori di un tempo in cui l’amore poteva finire senza un perché.

ROBERTO MATATIA, I VICINI SCOMODI, LA GIUNTINA

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