ISON

Tantissimi anni fa il Sole si innamorò di una stella che si chiamava Nemesis.
Così cominciò a corteggiarla e a girarle intorno per non farla spaventare.
Anche a Nemesis piaceva il Sole ed era molto contenta quando lui si avvicinava, ma il Sole era molto timido e non si avvicinava mai abbastanza.
Allora Nemesis chiamò suo padre e gli disse: -Papà, papà, ti prego aiutami!-
E Zeus rispose: -Cosa c’è piccola mia?-
Nemesis era molto triste e disse: -Io so che il Sole è innamorato di me, ed anch’io lo sono. Ma lui è così timido che non riusciamo mai ad incontrarci-
-Figlia mia!- esclamò Zeus –Lo sai che è pericoloso l’incontro tra due stelle? Devi stare molto attenta, perché l’amore a volte brucia i cuori!-
-Lo so papà, ma l’amore è più forte del dolore. Sarei disposta a tutto pur di sapere almeno una volta cosa è l’amore-
Allora Zeus, che non poteva vedere sua figlia così infelice, decise di usare la sua potentissima forza d’attrazione.
Il Sole, che continuava a girare intorno a Nemesis, perse tutta la sua timidezza, si avvicinò alla sua stella sempre di più fino a quando una notte si incontrarono.
Ma Zeus aveva ragione: l’amore fu così pieno di passione che il Sole cominciò a incendiarsi.
Bruciava così tanto che la povera Nemesis rischiava di morire e allora il Sole, pur essendo innamorato della sua stella, se ne andò via.
Nemesis era così triste che non volle più vedere nessuno e si nascose dietro a una nube, ma dopo un po’ si accorse che da quell’unico incontro erano nate tante piccole stelle comete.
Nemesis le faceva crescere e poi le mandava in giro a cercare il suo Sole per ricordargli del suo amore.
Ma le piccole comete si perdevano perché non sapevano dove si era nascosto il sole.
Alcune riuscivano a vederlo, ma avevano così tanta paura di bruciare che non si avvicinavano mai abbastanza.
Le più intraprendenti si avvicinavano un po’, guardavano il loro papà e poi tornavano indietro spaventate.
Una però era diversa da tutte le altre e decise di incontrare il suo papà anche a costo di bruciarsi e di morire.
-Vai piccola mia- le disse la mamma, e lei cominciò questo viaggio lasciando per sempre la nube dove aveva vissuto felice.
Tutto questo accadde 10.000 anni fa e solo ieri Ison ha raggiunto il suo papà.
Non si sa se è ancora viva. Non si sa se dopo l’incontro con il suo papà vorrà ancora andare in giro a visitare tanti altri posti.

ISON

Qualcuno l’ha chiamata Ison e ora per tutti si chiama così.
I-Son significa Io-Figlio.
E’ un nome strano per una cometa, ma la colpa è solo dei russi dell’International Scientific Optical Network, che chiamano così tutte le comete che vedono per primi.
Con tutta la storia che si porta dietro questa cometa e il fatto che solo dopodomani sapremo se sarà ancora viva, il nome più azzeccato sarebbe stato IF, come la poesia di Joseph Kipling dedicata a suo figlio:

IF

If You can keep your head when all about You
are losing theirs and blaming it on You;
If You can trust yourself when all men doubt You,
but make allowance for their doubting too:
If You can wait and not be tired by waiting,
or being lied about, don't deal in lies,
or being hated, don't give way to hating,
and yet don't look too good, nor talk too wise:

If You can dream-and not make dreams your master;
If You can think-and not make thoughts your aim,
If You can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If You can bear to hear the truth You've spoken
twisted by knaves to make a trap for fools,
or watch the things You gave your life to, broken,
and stoop and build 'em up with worn-out tools;

If You can make one heap of all your winnings
and risk it on one turn of pitch-and-toss,
and lose, and start again at your beginnings
and never breathe a word about your loss:
If You can force your heart and nerve and sinew
to serve your turn long after they are gone,
and so hold on when there is nothing in You
except the Will wich says to them "Hold on!"

If You can talk with crowds and keep your virtue,
or walk with Kings-nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt You,
If all men count with You, but none too much:
If You can fill the unforgiving minute
with sixty seconds' worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that's in it, 
and -wich is more- You'll be a man, my son!



SE

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa;
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio;
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
o essendo odiato, non dare spazio all'odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono, nè parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
e trattare allo stesso modo questi due impostori;
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
o a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi;

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarlo in unico lancio a testa e croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai fare parola della tua perdita;
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
e a tenere duro quando in te non c'è più nulla
se non la tua volontà che dice loro "Tenete duro!";

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
o passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se nè i nemici nè gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo;
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
e -quel che più conta- sarai un Uomo, figlio mio! 

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