AMORE DESIDERIO BACIO E TRADIMENTO
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| Renè Magritte - Les amants - 1928 |
Nell'etimo della parola amore troviamo la radice ham che nel suono riproduce il gesto dell'ingurgitare, ingoiare, quindi mangiare, mordere, divorare.
Viene in mente per associazione una fase arcaica della via, la fase cannibalica, o la fase in cui l'uomo bambino morde il seno per ingurgitarlo, metterlo dentro di sè, possederlo.
L’amore inteso come conquista, possesso, ha in sé un che di cannibalico.
Prendo per me, perché ho paura, esercito un potere perché così mi illudo di sconfiggere o tenere lontana la morte.
Una forma d’amore infantile mai completamente superato che entra nel rapporto spesso con violenza o con paura tradendo l’amore nel suo significato più profondo.
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| Gustav Klimt - Der Kuss - Galerie Belvedere, Vienna |
Freud usa il termine Eros, nel quadro della teoria delle pulsioni, facendo riferimento alla metafisica e ai miti dell’antichità per poter inquadrare le sue speculazioni psicologiche in una concezione dualistica di ampia portata.
Paragona infatti l’istinto di conservazione e l’istinto di distruzione all’opposizione empedoclea tra filia e neikos dopo peraltro aver configurato nei suoi primi scritti una nozione di Eros come principio unitario di libido e in “Aldilà del principio del piacere” del 1920 dice “La libido delle nostre pulsioni sessuali coinciderebbe con l’eros dei poeti e dei filosofi, che mantiene la coesione di tutto ciò che vive”.
Il desiderio diventa quindi un sentimento intenso che spinge inderogabilmente a cercare il possesso, il conseguimento o l’attuazione di quanto possa appagare un bisogno, per colmare l’angoscia della mancanza e della frammentazione.
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| Gustav Klimt - Danaë - Galerie Wurthle, Vienna |
Nel Simposio di Platone Eros è figlio di Penìa, la povertà, la mancanza, la materia priva di determinazione e Poros, l’espediente, lo strumento determinante.
Eros appare come il frutto del passaggio tra il mondo della materia e quello dello spirito, la forza che colma una mancanza, che placa il dolore della lontananza dell’uomo dall’idea eterna, che consola l’angoscia di separazione dell’androgino in creature di sesso maschile e sesso femminile, un ponte tra passato e futuro per permettere di recuperare il senso di continuità del Sé.
“Nella perfezione del suo atto, l’amore è il dramma della realizzazione, della conoscenza, con questa disperazione finale, lo spasmo” scriveva Paul Valery.
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| Roy Lichtenstein - Kiss V - 1964 |
Non c’è conflitto né contrapposizione tra Eros e Logos in questa affermazione di Jung, quanto piuttosto una consequenzialità temporale che apre alla rappresentabilità. Il desiderio a metà strada tra il bisogno e la domanda, trova il suo senso nel desiderio dell’altro e la sua soddisfazione nell’essere riconosciuto.
Vuole che l’altro lo desideri, vuole essere ciò che manca all’altro.
Il desiderio non può limitarsi ad essere una tendenza organica, esso è qualcosa di infinitamente più elevato ed è legato al linguaggio perché è il linguaggio che gli fa posto e, nello sviluppo dell’individuo, attraverso il linguaggio manifesta il desiderio di sapere.
E’ come dire che se non c’è eros non c’è pensiero, non c’è affetto, non c’è relazione, non c’è vita.
Non si dà la possibilità all’emozione e alla sensazione di entrare nel mondo del simbolico, quindi del linguaggio.
Fornari diceva che tra i vari linguaggi solo la musica racchiude forse in sé il significato di tutti i significati, lo chiamava “ur-significato” perché si pone come “struttura portante, poetica, tramite dell’inquietudine sapiente di quell’eros che si incarna oltre la parola” in quanto, entrando nella sfera delle emozioni, appartiene sia all’ordine del giorno che all’ordine della notte, e amplifica la capacità percettiva grazie alla sua forza espressiva.
Qualunque sia la forma, il linguaggio, verbale, pittorico, iconografico, gestuale, musicale, corporeo, per la molteplicità di componenti, diventa sicuramente linguaggio universalizzabile, alla portata di tutti.
Non c’è bacio nell’amore a pagamento perché il bacio, l’espressione più alta del desiderio, è l’atto che apre la porta all’illusione dell’infinito.
Il bacio è del corpo e lo trascende finché è promessa di felicità, è ingresso nella pienezza di un silenzio, meravigliosa cospirazione e due, fino a che non si scontra con il limite, fino a quando la pietà e la brama che abitano il desiderio rimane in una sfera “siderale”.
L’eros è il nucleo intorno al quale fin dalla prima infanzia si snodano il desiderio, la fantasia, il pensiero e l’azione.
L’idea di un’infanzia felice nasce da un bisogno adulto di proiettare un ipotetico mondo incantato, un paradiso non ancora tradito, depredato, infangato, distrutto, ucciso.
Cosa spinge un uomo a sottomettere, sodomizzare, violentare, uccidere la sua proiezione di felicità?
Qual è la colpa immaginaria?
Questo “mistero del senso di colpa” che Freud attribuiva al parricidio primigenio e con lui il mito?
E’ invidia, è impotenza, è un prepotente riaffiorare di una arcaica infantile predatorietà distruttiva mai evolutasi che, usando gli strumenti dell’adulto, uccide il padre, la madre, se stesso in una illusoria fantasia di onnipotenza capace di contrastare il dolore e la morte?
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| Giotto - Satana - Cappella degli Scrovegni, Padova |
E’ straordinaria la trovata dantesca di usare il corpo dello stesso Lucifero, l’essenza del Male, come mezzo per uscire dall’inferno e ritornare a riveder le stelle.
E’ come dire che per ritrovare se stesso, prendere coscienza di quanti inganni hanno infangato il desiderio, di quanti tradimenti mascherati d’amore hanno avvelenato la dolcezza del bacio, bisogna attraversare il buio della notte.
Per abbandonare il baratro di tanto male non c’è altra scala: “Attienti ben, ché per cotali scale,… conviensi dipartir da tanto male” gli suggerisce Virgilio.
Solo così si riesce a riveder le stelle.








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